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MUSICA DAL VIVO

Max Gazzè, una tournée nei teatri
con il suo elettromagnetismo acustico

'Casi ciclici' è un 'concept live' nel quale il cantautore romano sperimenta il suo laboratorio. Sul palco un mix di tecnologia e strumenti classici mentre i testi delle canzoni diventano poesia

                                                            di Riccardo Jannello

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Max Gazzè in concerto (Radaelli) Bologna, 8 marzo 2009 - Un «concept live», un «laboratorio». La formula scelta da Max Gazzè per la sua tournée teatrale è originale e anche impegnativa, a partire dalla formazione che accompagnerà il bassista e cantante del “Solito sesso”: Megahertz (già collaboratore dei Subsonica e musicista elettronico) teremin e sintetizzatori, Sergio Cannavale (anch'esso già leader ritmica nella band torinese) batteria, Silvia Catasta flauto traverso e ottavino e il quartetto d’archi EdoDea. «Lo spettacolo nasce - spiega il musicista romano - per assemblare più contesti e proporre forme di comunicazione diverse. Nel riarrangiare i vecchi successi, ogni membro della band si porta con sé le proprie esperienze: percorsi sintetici, tecnologia, il contrasto con gli archi. Lo definirei un insieme di elettromagnetismo e acustica».


Il progetto si chiama "Casi ciclici": indica la musica che si rincorre?
«In fondo sì. L’integrazione di suoni acustici e macchine è anomala, le varie concezioni non devono stridere. Così si genera un sound che ha ingredienti diversi, ma che devono essere gustati insieme. La nostra capacità deve essere quella di saperli fondere fino a quando non viene fuori un buon piatto».
 

Si può immaginare che ogni concerto possa essere diverso dal precedente?
«Può esserlo. Ci attendiamo sorprese... Ci sarà anche improvvisazione, una bella sfida comunque».

 

Esiste anche una parte video...
«Il video interagisce con la musica, si ‘vedono’ i cori dietro di me mentre canto sulla scena. L’ho creato per la necessità di cambiare le cose, uno stimolo alla ricerca che il musicista deve portare avanti, sempre, per non cadere nel già sentito».
 

Si chiama laboratorio anche per questo?
«Certo, sperimentazione pura, in divenire, ecco perché sono curioso di capire che cosa viene fuori da questo assemblaggio. Io scopro uno spirito straordinario quando si devono dare soluzioni ai problemi».
 

Per complicarsi la vita ci ha messo dentro pure la letteratura...
«Anche in questo caso sullo schermo: un bambino suona tre chitarre su tre piedistalli e genera armonie e accordi diversi e un adulto gli cambia i capotasti e io reciterò seguendo quel ritmo. Poi un altro bambino gira intorno al pianoforte, tocca un tasto e lì pure reciterò un brano».
 

Testi suoi?
«Sì, brani di canzoni che diventano poesie».


Davvero una scelta particolare. Perché? E per chi?
«Una scelta che stimola innanzitutto me. Non mi va di prendere in considerazione ciò che può andare o no. Io non seguo molto quello che è il mercato della musica, ascolto cose completamente diverse dalle mie. Quando sono a casa mi butto su Sostakovic e Stravinskij perché quando compongo vorrei essere libero dalle mode: ho la necessità di tenere le orecchie pulite».


Ma di musica ne gira molta, soprattutto in tv, fra Sanremo e i reality...
«Il Festival è comunque un fatto importante, ben venga; io quest'anno non ho potuto seguirlo, ma gli amici mi hanno detto che lo spettacolo è stato bello e che comunque la musica è venuta fuori. Un appuntamento importante e che non può mancare, ma non può essere solo quello che rappresenta la musica in Italia. E le varie trasmissioni che si succedono in questo periodo dovrebbero cercare di puntare più sull’intimo dei partecipanti: la vocazione vera non è diventare famoso, ma perseguire la propria eresia. Invece in alcuni casi, penso più ad “Amici” che a “X Factor” si assista più alla clonazione di qualcosa di già visto che all'originalità. Nella musica bisogna soddisfare il proprio desiderio di raggiungere un obiettivo, qui invece mi sembra che non si punti all'estetica».
 

In questo “deserto delle idee” molti aspiranti cantanti, soprattutto gruppi, puntano alla divulgazione su Internet dei loro lavori. Che ne pensa?
«Già il fatto che qualcuno che fa musica e ha qualcosa da esprimere possa avere la possibilità di farlo è una buona cosa. Quando l'artista crea l'artefatto la vocazione è quella di trasmetterlo agli altri. Una forma di comunicazione così mi pare giusta perché mette a disposizione la propria opera agli altri. Divulgare via Internet il proprio lavoro direi che sia una cosa positiva».
 

In chiusura: la scelta della dimensione teatro per "casi ciclici" era la più giusta?
«Sì, è il modo migliore per portare in giro un laboratorio ambulante e per fare ascoltare questo tipo di musica in un ambiente che non sia dispersivo, ma che permetta un coinvolgimento più diretto del pubblico».

 

LE DATE AL MOMENTO


9 marzo Bologna – Arena del Sole info 0543-60738
28 marzo Milano – Teatro Ciak info 02-76110093
4 aprile Barletta – Paladisfida info 0883 – 332140
6 aprile Firenze – Teatro Puccini info 055-362067
18 aprile Roma – Auditorium Conciliazione info 06-684391 

di Riccardo Jannello










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