MogolAudio2 è un disco scritto dal primo e musicato dai secondi, parla d'amore e il tema ricorrente è quello dell'uomo che soffre. Dentro c’è un pomo della discordia: un brano dedicato a Celentano che il Molleggiato non ha affatto gradito, al punto che ogni esplicito riferimento ad Adriano è stato cancellato
Milano, 6 maggio 2009 - C’era una volta Battisti-Mogol; oggi, o meglio tra qualche giorno (l’8 maggio), ci sarà MogolAudio2. Due nome attaccati che ne fanno uno solo: valgono una collaborazione che ricorda l’antica, ma anche il titolo d’un album che pure il sapore d’altri tempi ce l’ha davvero. Non tanto nella rievocazione di un mito che risponde a nome e cognome dell’artista scomparso, quanto nell’atmosfera, nelle parole, nel retrogusto semplice di una realtà raccontata senza troppi fronzoli. E poi c’è la voce di uno degli Audio2, da sempre troppo simile a quella di Battisti.
MogolAudio2 è un disco scritto dal primo e musicato dai secondi; un disco che, va da sè, parla d’amore. Al centro, nella maggior parte dei casi, c’è un uomo che soffre: quello che guarda timoroso al futuro (e chiede: "ma che sarà, ma che sarà, ma che sarà di noi"); quello che ricorda le emozioni del passato facendo i conti col dolore del presente ("tu hai deciso poi di dirmelo e adesso ho un masso sopra l’anima che non mi lascia più neanche piangere"); quello rimasto solo che, passeggiando di notte, sbatte contro le solite domande ("mi domando dove dormi e se c’è qualcuno adesso insieme a te, qualcuno che ti abbraccia forte"). Di fondo, le note dinamiche del duo napoletano, cullate ora da pianoforte e violini, esaltate poi da chitarre acustiche ed elettriche, incorniciate anche in qualche arrangiamento orchestrale, che non sempre si sposano a perfezione con la sintassi piana del maestro Giulio Rapetti.
La sua è una scrittura che in quest’album lascia poco spazio all’evocazione, occupandolo col racconto stretto delle cose, delle pene e delle speranze. Lui confessa che quando gli era stato proprosto di lavorare con gli Audio2 non era affatto propenso: "Emergeva questa fisionomia che faceva riferimento a Battisti - ha detto - e non mi attraeva". Poi però ci ha ripensato: ‘colpa' delle musiche che gli sono piaciute. Pure se, in verità, ha confessato che a parte Acqua e Sale "le altre due o tre canzoni (degli Audio2 ndr) che avevo sentito non mi appagavano".
Insomma, difficile dire "se siano stati loro a migliorare o io ha sbagliare la valutazione", sta di fatto che insieme ci si sono messi e con la produzione di Francesco ed Ernesto Migliacci (con gli stessi Mogol e Audio2) e su etichetta Carosello Records stanno per consegnare ai fan (di chi? di Mogol, degli Audio2 o di Battisti?) le fatiche del loro lavoro. Dentro c’è pure un pomo della discordia, un brano dedicato a Celentano che il Molleggiato non ha affatto gradito, al punto che ogni esplicito riferimento ad Adriano è stato cancellato: "Ci sono rimasto male - non ha nascosto Mogol -. A lui non è piaciuta la canzone ma io non credo di avergli fatto un torto. Vedremo se la gente la ritiene un’offesa o una canzone ironica e affettuosa".
Gli Audio2, dal canto loro, mostrano soddisfazione ("c’è stata sintonia - hanno detto - L’ultimo ballo e Mister Nessuno erano proprio canzoni che avremmo voluto scrivere"); Mogol non esclude una proiezione futura del lavoro a sei mani ("se scrivono come hanno scritto non vedo perchè no") ed elegge le canzoni preferite: "Cactus è quella più vicina al mio modo d’essere, e sono invece all’opposto di Mister Nessuno". Poi, guardando all’insieme, scappa una rivelazione: "Riascoltandole mi sembrano canzoni di ieri scritte oggi". Parola di Mogol. Per questo il disco non ha il gusto della conquista. Per questo non si riesce a tenerlo in mano come trofeo di questi tempi.
Ancora Mogol: "queste canzoni appartengono un pò a quel tempo, agli anni di grandissima cultura popolare, ma non nel senso che sono vetuste, ma nel senso della qualità". Che in alcuni detti della saggezza più diffusa non sono affatto concetti discordi: se "vecchio" e "buono" sono gli aggettivi che vanno a braccetto nei motti popolari, questo è un album che ha il sapore del liquore invecchiato.
Peccato solo per qualche scivolone del paroliere che inciampa sulle ripetizioni (c’è un "biancospino in riva al lago" in Il sorriso di un cactus e "un cespuglio, tu proprio lì in riva al lago" in Questa sera l’universo. Soffia "vento di primavera" sempre ne Il sorriso di un cactus, ma "vento freddo di primavera" c’è pure ne L’ultimo ballo. E se "tu dormi stretta con uno sconosciuto" in Prova a immaginare, ci si domanda "Tu dove sei e con chi sei [...]davanti a te c’è un forestiero" in Mister Nessuno e "dove dormi e se c’è qualcuno adesso insieme a te" in Di notte Roma"). Peccato pure per quel Battisti lontanamente evocato che però non può esserci. E si sente.
fonte agi