Cinque date estive nel Belpaese per il gruppo nato a Canterbury negli anni Settanta. Tra i brani proposti al pubblico anche alcuni che anticipano il nuovo album '2032' che uscirà in settembre
di Michele Manzotti
Roma, 3 luglio 2009 - Arrivano in Italia per cinque date (4 luglio Sarroch-Ca, 5 Roma, 6 Livorno 31 Catania, 1 agosto Trieste). Sono i Gong, gruppo storico della scena di Canterbury, fondato da Daevid Allen e Gilli Smith in Francia, nei caldi mesi che seguirono il maggio ‘68. In breve tempo la band si affermò come una delle più popolari in Francia, divenendo anche un fenomeno sociale. La band torna ora a celebrare i circa 40 anni della sua articolata e complessa storia con una formazione che include gran parte dei membri storici della band: oltre ai due fondatori, Daevid Allen (voce e chitarra) e Gilli Smyth (voce e “space whisper”), anche Steve Hillage (voce e chitarra) e Miquette Giraudy (voce e sintetizzatore), unitisi alla band nel 1973-74. Accanto a loro musicisti di pregio come Dave Sturt (basso), Chris Taylor (batteria e voce) e, da sottolineare, la presenza di Theo Travis (sax e flauto), già con David Sylvian, Porcupine Tree e Robert Fripp, e che ha preso il posto dello scomparso Elton Dean nella band Soft Machine Legacy. Con Steve Hillage e Daevid Allen chiediamo quali sono le caratteristiche dei Gong nel 21° secolo.
Steve Hillage, la sua musica è sempre stata descritta come psichedelica. Come descriverebbe la sua evoluzione musicale in questi anni?
"Uso ancora il termine psichedelico, mi sento a mio agio con questa espressione. Ho una definizione molto ampia del termine psichedelico. Credo che anche certa musica minimal house e techno sua psichedelica – mentre trovo che parte della cosidetta “trance psichedelica” non sia psichedelica per niente. Cerco sempre musica che elevi la mente e lo spirito. Sono ancora alla ricerca della scintilla".
Negli anni 70 aveva l'immagine di un chitarrista rock hippie. Negli anni 80 è rimasto coinvolto nella synth pop music in veste di produttore. Negli anni 90 ha combinato entrambe le esperienze nei System 7. Quale sarà il prossimo passo?
"Sarà la totale sinergia tra tutte le mie attività passate e presenti. Realizzerò un nuovo sito internet con il dominio stevehillage.com. Fin che farò musica, continuerò a seguire la mia ispirazione. Come ho sempre fatto".
Lei è cresciuto nella scena di Canterbury... potrebbe raccontarci qualcosa di quegli anni fantastici, di quella spinta creativa, dell'atmosfera sociale e politica?
"Nell'ultimo periodo questa domanda mi è stata posta molto spesso, ma per dire la verità nel momento di mio massimo coinvolgimento all'interno della scena di Canterbury tutto ciò di cui mi importava era la musica. Ho sempre avuto un interesse per la politica e la storia, ma devo ammettere che all'inizio degli anni Settanta la musica era la mia unica e autentica ossessione. E, entro un certo limite, lo è ancora".
Che fine hanno fatto Zero the hero, banana Ananda, Mista T being e gli altri personaggi della mitologia Gong?
"Quei personaggi sono ancora tra noi. Una volta creati, diventano reali... si aggireranno tra noi per sempre".
Come sarà lo spettacolo?
"Sicuramente ricco di sorprese, tra passato e novità. L'uscita di “2032”, il nostro album nuovo, è prevista per settembre. Posso anticipare che da questo album abbiamo messo in repertorio 5 brani nell'attuale set dei Gong, e che vengono benissimo!"
Oggi tanti giovanissimi scoprono la musica degli anni '70. Ma se nascessero oggi i Gong che genere vorrebbero suonare? E con chi?
"Probabilmente ripercorreremmo ogni tappa e suoneremmo lo stesso genere che abbiamo sempre suonato. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, io sono passato dalle atmosfere hippie degli anni Settanta al synth dance pop degli anni Ottanta fino all'esperienza con i System 7. Eppure, continuo a trovarmi a mio agio con il termine “psichedelico”. “Psichedelico” per me ha una concezione ampia, certa musica techno è più psichedelica di quella che normalmente viene definita tale. E soprattutto, dopo tanti anni io sono ancora in cerca della magia, dell'ispirazione, della musica che possa elevare il corpo e lo spirito. Questo è l'importante".
Daevid Allen, come era l'atmosfera di Canterbury alla fine degli anni '70?
"Era una tipica città inglese del sud, con la classe media in maggioranza e conservatrice. Era quindi molto facile per un artista e un "beatnik" provocare uno choc alla borghesia. Infatti la scuola d'arte di Canterbury produsse un alto numeri di eccellenti giovani artisti e probabilmente fu il maggiore elemento per la nascita della cosiddetta scena di Canterbury".
Vuole parlare del produttore dei vostri dischi più famosi, Giorgio Gomelski? Come ha trovato il modo migliore per far sviluppare la vostra arte?
"Gomelski era un uomo pazzo, un genio viziato che vedeva la musica come una visione di luci e oscurità. Amavo la sua passione e il suo fare drammatico "agisci o muori". Nel primo disco dei Soft Machine che doveva in un primo tempo essere poco più di un demo, suonai la chitarra in un giorno dove sbagliai tutto. Mi promise che avrei potuto risuonare le parti di chitarra se ero d'accordo".
Come andò a finire?
"Alla fine non gli diedi retta, oggi quindi devo convivere con queste sonorità suonate male per sempre. Ho fatto visita a Gomelski qualche giorno fa a New York: abbiamo bevuto whisky tutta la notte parlando e ridendo sugli anni passati".
Continuate a proporre voi stessi nonostante siano cambiati gli anni?
"Certo, perché è quello che sappiamo fare bene e la gente ci vuole venire a vedere proprio per la nostra storia e il nostro modo di suonare e proporci".
di Michele Manzotti