Il Consiglio di Sicurezza ha approvato una risoluzione che "condanna e deplora tutti gli atti di pirateria e rapina a mano armata". La situazione a Mogadiscio, intanto, precipita: 800.000 persone hanno lasciato la capitale negli ultimi 18 mesi
New York, 7 ottobre 2008. Per i pirati in Somalia il tempo è scaduto. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che invita la comunità internazionale a utilizzare “tutti i mezzi necessari per fermarli”. La situazione, secondo il capitolo VII della Carta dell’Onu, costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e giustifica l’uso della forza. Nel porto di Hoybo, 500 km a nord di Mogadiscio, incrociatori statunitensi tengono sempre sotto tiro la MV Faina, nave ucraina carica di armamenti pesanti sequestrata dai ribelli nei giorni scorsi. I pirati minacciano con le armi i 21 componenti dell’equipaggio.
La risoluzione 1838, adottata al Palazzo di Vetro è stata fortemente voluta dalla diplomazia francese. Votato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza, il documento “condanna e deplora tutti gli atti di pirateria e rapina a mano armata al largo della costa della Somalia” invitando gli stati ad attuare e coordinare le misure repressive “in accordo con la legge internazionale”. Dall’inizio dell’anno sono 62 le navi attaccate e 12 quelle dirottate. Il sequestro della MV Faina e del suo equipaggio è solo l’ultimo atto di pirateria. Il contenuto della nave stavolta desta molta preoccupazione. 33 carri armati, 150 lanciagranate Rpg, cannoni, missili antiaerei e migliaia di munizioni rappresentano un bottino troppo prezioso per i ribelli. Il Consiglio di Sicurezza, preoccupato che il carico potesse finire nelle mani di gruppi armati nella zona del Sudan, stavolta ha agito con fermezza: la risoluzione adottata oggi potrebbe dare il via al blitz dei marines americani.
Intanto gli scontri a Mogadiscio imperversano. La città ormai assomiglia sempre più ad una zona fantasma : quasi 800.000 persone hanno lasciato la capitale negli ultimi 18 mesi. Il portavoce dell'Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari dell'Onu, Elisabeth Byrs, ha affermato che "almeno 80 civili sono morti e più di 100 sono rimasti feriti” negli scontri di fine settembre. Gli aiuti umanitari non riescono ad arrivare a destinazione, i pirati attaccano e saccheggiano regolarmente le navi cariche di riso e medicinali. “La pirateria uccide lentamente la popolazione della Somalia” ha affermato Jean-Maurice Ripert, ambasciatore francese all’Onu. Molto probabilmente sarà una missione navale dell’Unione Europea a pattugliare le coste somale, “i vertici militari sono al lavoro a Bruxelles per definirne i particolare” ha aggiunto Ripert.
Fermare i saccheggi in alto mare sarà il primo passo per affrontare quella che Human Rights Watch ha definito come la “tragedia più ignorata al mondo”. Solo dopo avere messo in sicurezza le coste sarà possibile valutare la possibilità di dispiegare sul terreno un contingente di caschi blu. Per l’Onu il successo nel garantire ai somali pace e prosperità non potrà essere legato solo alle azioni militari. Per stabilizzare la regione occorrerà, dicono gli analisti, adottare una strategia di lungo termine. Per questo l’Ambasciatore italiano all’Onu, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha invitato i membri del Consiglio di Sicurezza ad “affrontare la crisi in tutte le sue dimensioni: politiche, economiche e di sicurezza”.
Paolo Sabatini
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