“Il Congo è un paese sull’orlo del genocidio” riferisce un alto funzionario di Action Aid International. Intanto alle Nazioni Uniute si lavora per fronteggiare la “situazione umanitaria catastrofica”
New York, 30 ottobre 2008. I ribelli congolesi hanno annunciato “un cessate il fuoco unilaterale” per “non gettare nel panico la popolazione di Goma”, città situata nella zona est della Repubblica Democratica del Congo. La tregua è arriva dopo tre giorni in cui gli scontri tra gli insorti comandati dal generale tutsi Laurent Nkunda e i regolari hanno gettato nel panico l’intera regione. Sotto la pressione di 45.000 sfollati e con l’esercito che arretra, la popolazione di Goma ha paura. Gli spettri della carneficina ruandese del 2000 aleggiano nell’aria. “La comunità internazionale non può permettersi il lusso di aspettare un giorno di più o altrimenti assisteremo ad un genocidio nell’est del Congo –ha commentato il consigliere per l’Africa di Action Aid International - c’è bisogno di una soluzione militare per fermare i combattimenti tra le due parti”.
Le Nazioni Unite stanno tentando invece la via del dialogo. La portavoce del Segretario Generale ha annunciato che due alti funzionari dell’Onu partiranno per le zone di crisi con l’obiettivo di favorire un accordo tra le parti. Edmond Mulet, vice capo del Dipartimento per le operazioni di pace, e Haile Menkerios, rappresentante del Dipartimento politico saranno in Africa nelle prossime ore. Nel pomeriggio Ban Ki Moon si è detto “particolarmente allarmato sulle notizie riguardanti gli scontri a fuoco con armamenti pesanti” registrati a cavallo del confine col Ruanda e ha condannato gli attacchi ai caschi blu dell’Onu avvenuti nella città di Kibumba. Nei giorni scorsi, infatti, alcuni razzi lanciati dai ribelli avevano bersagliato un convoglio di peacekeeper, ferendo leggermente alcuni operatori. Le Nazioni Unite sono presenti nel paese con una missione di 15000 uomini.
Il Consiglio di Sicurezza, intanto, si è riunito nel tardo pomeriggio per approvare su una risoluzione di condanna degli scontri. In Congo, nei prossimi giorni, oltre alla vita di migliaia di persone, sarà in gioco anche la credibilità delle Nazioni Unite come mediatore dei conflitti africani.
Dalla Somalia arriva un’altra notizia preoccupante. Un’autobomba ha colpito una struttura del programma di sviluppo dell’Onu ad Hargeisa, uccidendo decide di persone tra cui due operatori dell’organizzazione. “Le Nazioni Unite sono una presenza neutrale”, ha commentato il Segretario Generale Ban Ki Moon in un comunicato diffuso in giornata, in cui ha condannato gli attentati. Ma secondo le nuove linee dall’organizzazione, la cosiddetta dottrina Capstone, nelle missioni di pace “l’imparzialità non deve essere confusa con la neutralità o l’inattività”. Nei prossimi giorni vedremo se il Consiglio di Sicurezza sarà capace di sostenere fino in fondo queste parole.
Paolo Sabatini
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