Ci sono code lunghe fino più di 9 ore in Florida, Ohio , Nevada, Georgia, Oklahoma, Missouri e in altri stati. Ci sono le premesse per una nuova gigantesca battaglia legale se le distanze fra Obama e McCain alla fine saranno solo di qualche manciate di schede. La gente, fino ad ora paziente, si porta libri e sgabelli per poter effettuare il voto anticipato...
di Giampaolo Pioli
New York, 2 novembre 2008. Ci sono code lunghe fino più di 9 ore in Florida, Ohio , Nevada, Georgia, Oklahoma, Missouri e in altri stati. Ci sono le premesse per una nuova gigantesca battaglia legale se le distanze fra Obama e McCain alla fine saranno solo di qualche manciate di schede. La gente, fino ad ora paziente, si porta libri e sgabelli per poter effettuare il voto anticipato. Ma se a West Palm Beach c’è il sole, negli stati del nord fa freddo e attese così lunghe all’aperto scoraggiano anche gli elettori più determinati. In molti casi, quello che si vede in queste ore nell’America culla della democrazia è una piccola vergogna espressa dalla macchina elettorale. Tanti governatori sono stati presi di sorpresa dalla massa di votanti che hanno voluto esprimere la propria scelta in anticipo per non trovarsi martedì, giorno lavorativo , a dover affrontare file interminabili e a perdere anche la paga. Si ripetono gli appelli a cambiare in fretta il sistema, a renderlo uniforme a livello federale, ma per questa volta valgono le vecchie regole e oltre 28.000 avvocati sono già stati arruolati nei 50 stati per controllare martedì tutte le operazioni di spoglio delle schede.
McCain torna quasi ogni giorni in Pennsylvania. Ha stabilito qui la sua ultima trincea anche se nei sondaggi è distaccato di 5-6 punti. Combatte furiosamente anche in Ohio e Florida, ma la sua è una partita tutta sulla difensiva, sebbene le distanze si assottiglino. Per completare l’opera, l’eroe del Vietnam ha mandato anche Sarah Palin nei sobborghi di Filadelfia e in un tour al sud con un pullman per ricordare a tutti che "Obama è socialista e vi aumenterà le tasse".
La tenace e aggressiva governatrice dell’Alaska è riuscita ad imporsi come la giovane lady di ferro del partito repubblicano, adorata dalla base, ma non dai vertici che accusano McCain di aver compromesso le possibilità di vittoria, scegliendola come vice presidente. Sarah invece lavora per un futuro politico a Washington. Ha già detto di essere pronta a ripresentarsi nel 2012, ma c’è già un fuoco di sbarramento dei governatori repubblicani che si stanno muovendo per isolarla nella sua fredda Alaska subito dopo il voto.
Con la "paura di vincere" che ormai si legge sulla faccia a molti strateghi democratici, Barack ha iniziato ieri l’ultima maratona negli "stati del nemico". Dall’Ohio al Colorado, dal Missouri al Nevada , il senatore dell’Illinois continua a giocare in offensiva, seminando spot pubblicitari. "Non pensate nemmeno un attimo che la corsa sia finita - ha detto in Nevada -. Dovete andare a raccogliere fino all’ultimo voto, bussare a migliaia di porte per me. La posta in gioco è troppo alta per sedersi sui sondaggi".
Ecco a poche ore dal voto i sondaggi sono il grande punto interrogativo così come l’effetto del terzo candidato indipendente Ralph Nader, che non rappresenta più né i verdi né i consumatori, ma potrebbe comunque rosicchiare qualche voto ai democratici. In Florida nel 2000 Nader insieme alle "chads" determinò di fatto la sconfitta di Gore, ma questa volta la sua presenza nella scheda potrebbe avere un peso molto minore, perché Obama gioca su un campo molto più vasto e col suo piano economico e l’assistenza sanitaria ha portato un attacco diretto alle roccaforti repubblicane, dove i lavoratori bianchi nel 2004 votarono per Bush e non per Kerry ma adesso si sono amaramente pentiti.
Barack però ieri è inciampato in una nuova grana. Una lontana zia paterna che ha donato 260 dollari alla sua campagna elettorale vivrebbe come "immigrata clandestina" da decenni in una casa popolare nell’area di Boston. Ieri la donazione è stata restituita, spiegando che Obama non era a conoscenza dello status della zia. I repubblicani sicuramente nelle ultime 48 ore potrebbero attaccare su questo. Per loro potrebbe diventare la famosa "october surprise", ma in tanti pensano che sia ormai troppo tardi. Per vincere martedì McCain dovrebbe ribaltare "tutti i sondaggi". Non è impossibile. È vero che in passato hanno fallito: ma mai tutti insieme. George Bush intanto invita a votare ma rimane "prigioniero" a Camp David. I repubblicani devono avergli detto di non farsi vedere perché la sua popolarità non sarebbe sicuramente incoraggiante per McCain.
Giampaolo Pioli
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