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Bush e Obama, i due presidenti
verso una transizione a quattro mani

Le rivelazioni del quotidiano arabo "Al-Quds al Arabi" secondo il quale "Bin Laden vuol cambiare il volto della politica e dell’economia mondiale con un nuovo attentato nelle prossime settimane contro gli Stati Uniti che supererà di gran lunga quello dell’11 settembre", sostenendo...

 

                                                                            di Giampaolo Pioli

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Barack Obama (Ap/LaPresse) New York, 9 novembre 2008. Le rivelazioni del quotidiano arabo "Al-Quds al Arabi" secondo il quale "Bin Laden vuol cambiare il volto della politica e dell’economia mondiale con un nuovo attentato nelle prossime settimane contro gli Stati Uniti che supererà di gran lunga quello dell’11 settembre", sostenendo che Al Qaeda oggi ha molte più basi dalla Somalia al Pakistan, dallo Yemen all’Afghanistan ed è molto più forte di prima, non sembrano cambiare l’agenda di George Bush e di Barack Obama. Il presidente uscente, che resterà in carica a tutti gli effetti fino al 20 febbraio, nel suo discorso del sabato ha messo in guardia contro eventuali azioni terroristiche in questo momento di passaggio dei poteri ed ha aggiunto: "Gli americani hanno scelto un presidente che rappresenta un momento di trionfo nella storia americana. Occorre fare in modo che questa transizione si svolga senza scontri, perché è una delle mie primissime priorità di questa fine del mio mandato".


Domani pomeriggio alla Casa Bianca, alle 2 del pomeriggio, lui e Obama si incontreranno con tutta la famiglia, poi mentre Laura, Michelle e le bambine visiteranno il secondo piano e la residenza privata, loro si vedranno a quattr’occhi per decidere quella che pottrebbe diventare, per la prima volta una "transizione a quattro mani". Il lungo faccia a faccia però potrebbe anche trasformarsi nel primo scontro tra le due linee presidenziali di Washington e Chicago.


"L’Obama White House", come ormai chiamano l’Hotel Hilton sulla Michigan Avenue a Chicago, dove Barack ha fissato il suo quartier generale con i "Chicago Boys" per costruire la nuova amministrazione democratica, ha messo in chiaro che non alcuna intenzione di perdere tempo. Non intende aspettare più di 2 mesi prima di agire mentre il paese sta combattendo 2 guerre e precipita nella crisi, ma fa notare con una certa eleganza che "negli Stati Uniti c’è un solo presidente in carica alla volta", riconoscendo a Bush la piena responsabilità fino al giorno del giuramento. Ieri però per dimostrare simbolicamente che Obama non solo è al lavoro ma intende contare da subito, ha voluto lanciare anche lui il primo "messaggio del sabato", concentrandolo sulle assolute priorità che si chiamano classe media, pacchetto di stimolo economico e lavoro.

Un altro segnale "visivo" è arrivato già venerdì da Chicago, dove Obama ha riunito tutto il suo team economico col vice presidente Biden alla sua destra intorno ad un tavolo rettangolare assolutamente identico a quello che usa Bush per le riunioni del suo gabinetto nella stanza di fianco alla Studio Ovale. Per non oscurare o sminuire la figura di Bush, Obama, molto probabilmente, non parteciperà direttamente il prossimo fine settimana a Washington al summit mondiale del G20 sulla crisi finanziaria. Ma lo farà dietro le quinte, incontrando informalmente anche diversi leader come il russo Medvedev e il cinese Hu Jintao con i quali ha parlato per telefono ieri. La Casa Bianca ha già messo a disposizione del "team di transizione" diversi locali nei quali quesi incontri potranno avvenire durante le pause dei lavori. Se invece Bush a sorpresa decidesse di presentare sabato al grande pranzo ufficiale il suo successore, sarebbe il segnale che il summit di domani con Obama è andato benissimo e l’intera transizione potrebbe avvenire con spirito bipartisan.

Un’eventuale attentato di Al Qaeda in questo periodo cadrebbe in ogni caso sotto la responsabilità anti-terroristica di Bush ed è comprensibile come Obama preferisca evitare l’argomento. Più che sulla lotta a Bin Laden e Al Qaeda però i "due presidenti" appaiono distanti su un secondo pacchetto di stimolo economico tra i 100 e i 200 miliardi di dollari che Obama vorrebbe destinare agli aiuti alle famiglie, all’estensione dell’indennità di disoccupazione , dell’assistenza medica per chi ha perso il lavoro e al salvataggio dell’industria dell’auto ritenuta "la spina dorsale della produzione americana". Una visione d’insieme che Bush condivide solo in parte.

I leader del G20 e in particolare gli europei guidati da Sarkozy sono ansiosi di riscrivere le regole. A Washington proporranno un massimo di 100 giorni di tempo per il nuovo decalogo. La maggioranza di questi trascorrerà sotto il mandato di George W, ma il "presidente parallelo" Obama pretende di essere ascoltato.

Giampaolo Pioli

 

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