Se otterrà quello che chiede: salvare l’industria dell’auto dalla bancarotta, concedere un altro immediato pacchetto di stimolo alle famiglie, allungare l’indennità di disoccupazione e dell’assistenza medica, pagare meglio gli insegnanti...
di Giampaolo Pioli
New York, 12 novembre 2008. Se otterrà quello che chiede: salvare l’industria dell’auto dalla bancarotta, concedere un altro immediato pacchetto di stimolo alle famiglie, allungare l’indennità di disoccupazione e dell’assistenza medica, pagare meglio gli insegnanti per migliorare la scuola pubblica, Barack Obama riuscirà non solo a cambiare la presidenza degli Stati Uniti ma anche l’America.
In queste ore molti lo sperano. Il capo della Casa Bianca col trilione di dollari già votato dal Congresso, ma non ancora del tutto assegnato, si troverà di fatto a diventare l’azionista di riferimento se non il Ceo di molte banche, assicurazioni, multinazionali delle quattro ruote e dell’intero sistema scolastico con giurisdizione federale. Non solo il leader, ma anche il capo del consiglio di amministrazione di un intero paese. Più che un sogno politico, la sua è un’autentica "rivoluzione obamiana", nella speranza che il sistema del libero mercato, della libera impresa e della competizione americana (lui non è socialista) si rimetta in piedi con nuove e più certe regole che diano, a tutti, stabilità, garanzie e diritti.
Obama però, dopo avere chiesto e ottenuto i loro voti decisivi, si prepara ad un altro passo storico: pretende un passo indietro dei sindacati. Dall’auto alla scuola. Sa che il loro peso è enorme, così come il loro contributo, ma sa anche che un negoziato condotto su parametri tradizionali e non d’emergenza porterebbe, questa volta non alla difesa ma al fallimento del sogno americano. I sacrifici possono valere per la General Motors, dove i dipendenti in pensione godono dell’assistenza sanitaria a vita pagata dalla compagnia, oppure per la scuola con automatismi e privilegi basati solo sull’anzianità e mai sul valore o sulla produttività.
La "rivoluzione liberal di Obama" in realtà diventerà una "rivoluzione dal centro", che potrebbe ricostruire l’America partendo dalle strade, dai ponti e dall’ambiente. Il prezzo per il salvataggio dell’industria dell’auto sarebbe quello di condizionare gli aiuti a Detroit legandoli alla ricerca e produzione di veicoli verdi e super efficienti. Il finanziamento della scuola pubblica verrebbe vincolato al raggiungimento di standard di eccellenza e di rigore simili a quelle private. Se Michelle Obama, decidesse di mandare Malia e Sasha, naturalmente scortate dal secret service, in qualche istituto pubblico di Washington, diventerebbero subito una formidabile bandiera di questo cambiamento che sta gia contagiando il mondo.
Giampaolo Pioli
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