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CRISI ECONOMICA

I "magnifici 7" di Goldman Sachs
rinunciano al super bonus

Non è chiaro se sono stati improvvisamente travolti dalla generositàò o alcuni di loro dalla paura della galera. Sta di fatto che domenica i sette più alti dirigenti di Goldman Sachs una delle più grandi banche d’investimento americane , guidati dal loro Cheif Executive officer ,Lloyd Blankfein, hanno scritto una lettera agli azionisti per "chiedere di rinunciare"...

 

                                                                            di Giampaolo Pioli

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Wall Street New York, 18 novembre 2008. Non è chiaro se sono stati improvvisamente travolti dalla generositàò o alcuni di loro dalla paura della galera. Sta di fatto che domenica i sette più alti dirigenti di Goldman Sachs una delle più grandi banche d’investimento americane , guidati dal loro Cheif Executive officer ,Lloyd Blankfein, hanno scritto una lettera agli azionisti per "chiedere di rinunciare" ai loro bonus da decine di milioni di dollari previsti per il 2008. In altre parole si accontenteranno del "modesto" salario di 600.000 annui più qualche benefit che ciascuno di loro comunque riceve .


La "richiesta" è stata subito accolta dal consiglio di amministrazione e l’esempio di Goldman Sachs diventa adesso un precedente molto ingombrante da ignorare per tutti gli altri super manager della finanza che hanno portato i loro istituti di credi sull’orlo della bancarotta, Wall Street al collasso, ma che legalmente hanno ancora il diritto di incassare milioni e milioni di dollari per le loro prestazioni fallimentari. L’annuncio dell’autoeliminazione del bonus da parte dei "magnifici 7" di Goldman Sachs arriva proprio quando un altro gigante bancario - Citigroup - ha annunciato ieri il licenziamento nelle prossime settimane di altri 53.000 dipendenti oltre ai 22.000 già ridotti nei mesi scorsi, mentre la Jp Morgan che ha appena assorbito Washington Mutual ha presentato un piano di riduzione per 50.000 lavoratori.


Qualcuno ritiene che il ministro del Tesoro Paulson, ex capo della Goldman Sachs, "architetto" del salvataggio bancario da parte del governo americano attraverso l’iniezione di 250 miliardi di dollari nel diretto capitale delle banche in crisi, abbia esercitato silenziose ma fortissime pressioni per ottenere questo risultato che potrebbe diventare "contagioso" nelle prossime ore. "Sono convinti di avere fatto la cosa giusta. Anche se la nostra banca è andata meglio di altri - dice il portavoce di Goldman Sachs - ci rendiamo conto che siamo tutti parte di un meccanismo che ha portato a questa crisi". Nessuno pensa comunque che Lloyd Blankfein non riesca a sopravvirere con soli 600.000 dollari di stipendio perché nel 2007 lo stesso Chief Executive Officer si era staccato un assegno di 68,5 milioni di dollari come bonus, stabilendo un vero e proprio record per la borsa americana.

Dall’inizio dell’anno però Goldman Sachs ha perso il 60% del valore di mercato e la rinuncia è sembrata a molti una scelta obbligata anche perché il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, ha già mandato gli agenti dell’FBI in molte banche per scoprire se vi sono state irregolarità nelle comunicazioni con gli azionisti che si sono visti esplodere in faccia senza preavviso l’intero sistema. "Sono convinto che la scelta dei dirigenti della Goldaman Sachs -ha detto Cuomo - sia il primo passo nella giusta direzione. Mi auguro che presto anche gli altri possano seguire".

 

Secondo il Wall Street Journal, partendo dal 2002 le grandi banche americane dalla Morgan alla Merryl dalla Lehman alla Bear fino alla Goldman hanno distribuito oltre 312 miliardi di dollari di bonus ai loro dipendenti, continuando a farlo anche quando il mercato dei mutui stava già minando l’intera struttura del credito. Nessuno dei 7 alti dirigenti di Goldman Sachs, dal presidente Blankfein ai due co-presidenti Cohn e Winkelried ha voluto commentare la storica rinuncia collettiva che però ha un precedente isolato: nel 2007 John Mack, Ceo della Morgan Stanley, rinunciò al bonus del 2007 quando la banca fece un tonfo nei risultati dell’ultimo quadrimestre.

 

Il salvataggio del governo Usa ha fatto arrivare a 9 banche in difficoltà, tra cui la Goldman Sachs un totale di 125 miliardi di dollari per impedirne la bancarotta. Se qualche dirigente decidesse di usare quei fondi per un "premio 2008" sicuramente le indagini dell’FBI si dovrebbero concentrare sui furti, in attesa delle nuove regole che il G20 ha promesso di darsi nei prossimi 100 giorni.

Giampaolo Pioli

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