In aumento le persone che effettuano diagnosi basandosi sui motori di riecerca e scambiano un banale mal di testa per una malattia mortale. Lo rivela una ricerca di Microsoft
di Luca Bolognini
New York, 25 novembre 2008. Il malato "e-mmaginario". Dai tempi di Molière poco è cambiato, con la differenza che chi soffre di ipocondria oggi ha disposizione anche i potenti mezzi della Rete per arrivare a diagnosi apocalittiche. Sono in crescita, secondo una ricerca pubblicata da Microsoft pubblicata ieri, le persone che si alzano al mattino con un leggero mal di stomaco e - dopo aver controllato su Google - arrivano alla conclusione di avere un'ulcera all'ultimo stadio.
Secondo i ricercatori di Redmond, si tratterebbe di "cybercondria": la sindrome che porta chi effettua diagnosi su stesso sfruttando il web a pensare il peggio sul proprio stato di salute. Lo studio è stato effettuato all'interno di un progetto che aveva come obiettivo quello di migliorare il grado di accuratezza delle risposte del motore di ricerca di Microsoft. Secondo Eric Horvitz, direttore del gruppo che si è occupato di questo progetto, molte persone credono che Google o Yahoo! possano tranquillamente sostituire qualunque specialista. "Chi effettua una ricerca si ferma spesso ai primi risultati. Se tra questi si trovano 'tumore al cervello' o 'Sla' – ha spiegato Horvitz al New York Times – scatta l'idea di essere malati gravemente".
I ricercatori di Microsoft hanno scoperto che digitando "dolore alla pancia" i navigatori tendono a spulciare con più frequenza pagine in cui vengono descritte malattie gravi o rare. Questo comportamento è dettato anche dalla struttura della Rete: il numero di link che collegano "mal di testa" a "tumore al cervello" è lo stesso di quelli che mettono in relazione una semplice emicrania a alla mancanza di caffeina.
Su tutte le ricerche effettuate sul Web, il 2% riguarda temi legati alla salute. Sul milione di persone che facevano parte del campione selezionato da Horovitz, quasi un quarto ha cercato sul motore di ricerca almeno una parola collegata alla medicina. Di questi, quasi un terzo si è poi inoltrata nel Web, esplorando pagine in cui si descrivevano gravi malattie. Dal 1673, anno in cui il commediografo francese scrisse "Il malato immaginario", sono passati più di trecento anni, ma il desiderio di credersi in fin di vita non è di certo venuto a meno.
Luca Bolognini
Aiuto. Ma di cosa sta parlando? Ci sono già le leggi contro pedo pornografia, frodi e delinquenza varia. E quelle contro le violazioni del copyright... di Franca Ferri