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Obama: "I tagli sono una necessità
Dovremo fare molti sacrifici"

"Taglieremo dal bilancio le cose che non servono e che non funzionano. La riduzione del nostro budget non è un’opzione è una necessità. Esamineremo pagina per pagina, riga per riga… Dovremo fare molti sacrifici se vogliamo mettere al lavoro 2,5 milioni di persone. Ci serve una visione nuova che si concentri sull’ambiente, la ricerca e i risparmi nella riforma sanitaria". Obama vuole evitare che il deficit raggiunga cifre catastrofiche...

 

                                                                    di Giampaolo Pioli

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Barack Obama (Gerald Herber per Ap / Lapresse) New York, 26 novembre 2008. "Taglieremo dal bilancio le cose che non servono e che non funzionano. La riduzione del nostro budget non è un’opzione è una necessità. Esamineremo pagina per pagina, riga per riga… Dovremo fare molti sacrifici se vogliamo mettere al lavoro 2,5 milioni di persone. Ci serve una visione nuova che si concentri sull’ambiente, la ricerca e i risparmi nella riforma sanitaria". Obama vuole evitare che il deficit raggiunga cifre catastrofiche dalle quali potrebbe diventare difficile risollevarsi.

 

Anche se mancano 55 giorni al giuramento, Barack continua da Chicago a fare il "presidente parallelo". Il ministro del tesoro Paulson a nome di George Bush invece, di fronte ad un'ulteriore contrazione del dato dei consumi sceso ieri del 3,7%, annuncia un nuovo intervento di 800 miliardi di dollari. Questa volta è diretto ai cittadini per tenere in vita i mutui legati agli investimenti immobiliari e le carte di credito che devono continuare a funzionare. Solo se la gente in qualche modo riprende a spendere e ha uno strumento finanziario per coprire l’acquisto, l’economia ha speranza di ripartire.

 

Con la nomina del quarantenne Peter Orszag alla direzione del controllo di tutte le spese federali, il presidente eletto fa capire però che insieme allo stimolo anche i primi sacrifici e le docce fredde potrebbero avvertire già nelle prossime settimane. "Dal voto abbiamo avuto un mandato chiaro per muovere l’America in una nuova direzione. Dobbiamo pensare in modo nuovo - ha detto ieri Barack – anche in termini di budget e di spese senza dimenticare che il 47% degli elettori ha votato per McCain e che la saggezza non è monopolio di un solo partito. Non esisteranno più ad esempio contributi a fondo perduto per decine di milioni di dollari ad agricoltori che sono già multimiliardari. Non si tratta di avere un grande o un piccolo governo, ma un governo che funzioni".

 

La Fed si prepara col piano di Paulson, esaminato anche dal successore Geithner, a destinare circa 200 miliardi del maxi prestito alle cosiddette ABS(Asset-Backed Securities) forme particolareggiate di prestito che coprono dai mutui di studio a quelli per l’auto fino all’attività delle piccole aziende. Tutto legato alla rinascita della classe media. Obama è convinto che la nuova "eccellenza americana" deve partire proprio dal grande settore dell’auto in crisi e dalla sua riconversione e ristrutturazione in termini di consumi e ambiente poi aggiunge: "Il prestito lo diamo per costruire un ponte. Ma solo se quel ponte porta verso qualche cosa o verso il nulla".

 

Il suo "New Deal" e le scelte di coraggio che dovranno essere intraprese hanno tenuto in altalena Wall Street dopo due formidabili sedute di recupero. Barack potrà firmare i primi documenti ufficiali solo dopo il giuramento, ma si augura che "il pacchetto di stimolo" possa essere esaminato dal Congresso già alla riapertura dei lavori il 6 gennaio. Anche se cerca di costruire un’amministrazione bipartisan quel primo voto diventerà un autentico marchio della sua presidenza. Sarà il segnale per una partenza lanciata o di una difficile luna di miele con Camera e Senato.

Giampaolo Pioli

 

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