Per la prima volta, i prodotti digitali di una major fanno registrare guadagni più alti rispetto a quelli tradizionali. Sorpresi anche gli analisti: "Non ci aspettavamo un risultato simile prima del 2011". Le cifre del settore però sono in costante calo dal 1999
di Luca Bolognini
New York, 26 novembre 2008. Per la prima volta, gli mp3 di una major discografica hanno fatto registrare profitti maggiori rispetto ai cd. L'Atlantic Records, un ramo della Warner Bros Music Group, che in passato ha prodotto artisti come Led Zeppelin, John Coltrane e Ray Charles, ha fatto segnare un nuovo record: più della metà dei suoi prodotti in vendita negli Stati Uniti non hanno un supporto fisico. Suonerie per cellulari e canzoni scaricabili su iTunes hanno così superato i compact disc.
Questa perfromance ha colto di sorpresa tutti gli analisti del settore, che non si aspettavano un risultato simile prima del 2011. “Quello che ha fatto l'Atlantic è incredibile. Nessuno – ha spiegato David Card, un analista della Forrester Research, al New York Times – è vicino al traguardo che hanno conseguito”. La formula del successo è stata inondare il mercato di prodotti collaterali: dalle radio satellitari, ad abbonamenti a servizi supplementari. Contemporaneamente, i vertici della casa discografica hanno deciso di tagliare i compensi degli artisti. “Nell'era pre Internet – ha sottilneato Julie Greenwald, presidente della'Atlantic Records – ci concentravamo unicamente sulla promozione. Oggi invece bisogna essere come Leonard Bernstein: sicuri di suonare la nota giusta al momento giusto”.
La buona notizia, però, non rischiara un orizzonte davvero nuvoloso. Secondo gli analisti della Forrester Research, le vendite legate legate al comparto della musica passeranno dai 10,1 miliardi di dollari fatti registrare quest'anno a 9,2 miliardi nel 2013. Nel 1999 vendite, secondo la Recording Industry Association of America, avevano raggiunto i 14,6 miliardi. Le speranze che i profitti provenienti dal digitale potessero compensare i mancati guadagni dei cd sono state fino a questo momento disattese. “Non è del tutto chiaro se questo tipo di nuovi prodotti possa sostituire i vecchi”, ha spiegato al New York Times John Rose, ex dirigente alla Emi, la casa discografica inglese.
Luca Bolognini
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