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IL LIBRO

Il giallo de "La dolce vita"
svelato da una natura morta

Mauro Aprile Zanetti, scrittore e regista siciliano, ha sottolineato l'importanza dei quadri di Giorgio Morandi presenti nel film di Fellini. Il loro ruolo è fondamentale per comprendere l'opera del regista riminese. Il saggio è stato presentato alla New York Film Academy

 

                                                                    di Luca Bolognini

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Mauro Aprile Zanetti New York, 9 dicembre 2008. Giorgio Morandi spiega il "giallo" de La dolce vita. Quando nel 1959 Fellini gira il film con Mastroianni e la Ekberg, decide di inserire in un due delle sequenze più celebri dell'opera altrettante nature morte del pittore bolognese. Entrambe le scene sono girate nella casa di Steiner (interpretato da Alain Cuny), l'intellettuale che ucciderà i suoi due figli prima di suicidarsi. Poco prima che si compia la tragedia, lui e Marcello Rubini (il reporter impersonato dall'attore nato a Frosinone) hanno una breve chiacchierata davanti a una tela di Morandi che raffigura bottiglie e bicchieri.

 

Fino a oggi la critica aveva dato poca importanza a questa presenza, che Mauro Aprile Zanetti ritiene invece essere la chiave di lettura del film. Folgorato da questa intuizione, lo scrittore e regista siciliano di 34 anni ha deciso di scrivere un libro: "La natura morta de La Dolce Vita", il primo volume della collana Bloc-notes, pubblicata dall'Istituto Italiano di Cultura in associazione con la New York Film Academy.

 

"Nessun cinefilo con cui ho discusso – ha raccontato l'autore, durante la presentazione del suo saggio nella sede dell'accademia del cinema newyorchese – aveva mai notato la presenza di Morandi in Fellini, nonostante i quadri scelti dal regista, ovvero le nature morte composte da vasi, brocche e barattoli, fossero quelli che avevano regalato al pittore il successo internazionale".

 

Forte di questa "scoperta", Aprile Zanetti ci lavora sopra e quando incontra Renato Miracco, direttore dell'Istituo Italiano di Cultura, nonché uno dei curatori della mostra di Giorgio Morandi al Metropolitan Museum di New York, gli chiede se almeno lui si fosse accorto dei quadri del pittore nelle due sequenze girate nel salotto di Steiner e della loro importanza per la comprensione del film. La risposta è negativa, ma Miracco invita Aprile Zanetti a sviluppare la sua intuizione e a scrivere un libro. Dopo tre mesi di lavoro, lo scrittore terimina il volume, impreziosito dalle illustrazioni di Piero Roccasalvo, nominato da Hans Ulrich Obrist uno dei dodici giovani artisti contemporanei più talentuosi a livello mondiale.

 

"La natura morta di Morandi e la sequenza del salotto intellettuale di casa Steiner rappresentano una grande vanità di bottiglie e di persone. Matroianni e Cuny oltre che del quadro – ha sottolineato Zanetti –parleranno anche dell'esistenza umana, sospesa tra paura e desiderio, entusiasmo e depressione, ordine e caos. Entra così in scena il tema più alto del film e dall'arte in generale: la vita stessa come capolavoro".

 

I due artisti emiliano romagnoli, come ha spiegato Miracco durante l'introduzione, sono legati a doppio filo: entrambi creavano capolavori partendo da oggetti semplici, in un caso, o da attori semi sconosciuti. "Ad Aprile Zanetti – ha concluso il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura - va il merito di avere approfondito un elemento estetico di cui non si trova alcuna traccia nella pur sterminata letteratura dedicata al cinema di Fellini

Luca Bolognini

 

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