La Casa Bianca giudicava "ipotetica e unicamente speculativa" l’invasione di terra delle forze israeliane a Gaza. L’America come il resto del mondo è rimasta incollata ai teleschermi per seguire in diretta la "guerra di Gaza"...
di Giampaolo Pioli
New York, 4 gennaio 2008. La Casa Bianca solo ieri giudicava "ipotetica e unicamente speculativa" l’invasione di terra delle forze israeliane a Gaza. Ieri, l’America come il resto del mondo è rimasta incollata ai teleschermi per seguire in diretta la "guerra di Gaza".
La diplomazia internazionale comincerà a muoversi completamente solo oggi, quando arriverà a New York Amr Mussa il segretario generale della lega araba per chiedere una nuova riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. L’accusa di Mussa è verso "alcune potenze" - non le nomina ma si riferisce all’America - che hanno cercato in tutti i modi di ritardare la Convocazione del Consiglio stesso per dare a Israele di fatto il tempo di completare la sua operazione contro Hamas. "I ritardi della comunità internazionale non sono più accettabili" dice Mussa e si rivolge direttamente al presidente francese Sarkozy, affinché si renda protagonista della Convocazione del Consiglio di Sicurezza come membro permanente.
La maratona telefonica del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e dei suoi inviati nella regione che hanno tentato inutilmente di portara Hamas ad una tregua scongiurando l’invasione di terra, non è servita a nulla. Il mondo arabo è ormai spaccato tra chi grida a parole, ma di fatto lascia fare Israele - come l’Egitto e la Giordania ad esempio - e un asse molto più combattivo, che vede Iran e Siria forse non alleati ma praticamente allineati nel difendere i palestinesi e i diritti di Hamas così come stanno facendo gli Hezbollah in Libano, che potrebbero diventare un’altra contemporanea spina nel fianco di Israele dopo la guerra dei 23 giorni del 2006.
Il presidente Bush ha parlato della crisi israelo palestiunese anche nel suo discorso del sabato, insistendo che l’America "sta premendo per un cessate il fuoco duraturo e controllato da un meccanismo internazionale". Gli Stati Uniti sanno che Israele ha sempre rifiutato osservatori internazionali di qualsiasi tipo e impedisce anche alla stampa straniera l’accesso a Gaza. Bush non charisce i dettagli della proposta americana, che però già oggi potrebbe diventare oggetto discussione al tavolo dell’Onu. L’obiettivo degli americani una volta raggiunto il cesate il fuoco sarebbe quello di stabilire "un sistema di monitoraggio che impedisca ad Hamas di riarmarsi durante il cessate il fuoco, garantendo in questo modo la fine del lancio di razzi contro Israele".
Senza dirlo apertamente, le Nazioni Unite sanno che questa potrebbe essere una strada perseguibile e l’arrivo a New York di 9 ministri degli esteri arabi e del presidente palestinese Abu Mazen potrebbe proprio significare che nelle prossime ore il sistema di monitoraggio internazionale, magari con osservatori proprio del mondo arabo potrebbe vedere la luce.
In una video conferenza dalla regione, l’inviato speciale dell’Onu per il Medio Oriente Robert Serry ha indicato quattro punti per uscire dalla crisi. Il primo riguarda la cessazione delle ostilità, in secondo una serie di intese per garantire il rispetto del cessate il fuoco, il terzo l’arrivo di osservatori internazionali che riferiscano direttamente all’Onu e il quarto la garanzia che gli aiuti umanitari possano arrivare senza ritardi a Gaza evitando la chiusra dei blocchi di frontiera che di fatto ha provocato il lancio dei missili di Hamas e la fine della "tregua di 6 mesi", negoziata con la mediazione egiziana.
L’azione di terra degli israeliani però rischia di far esplodere l’intera architettura se l’entrata a Gaza dovesse risolversi in un altro bagno di sangue per i palestinesi. Potrebbe essere questa l’azione di guerra in grado di ricompattare pericolosamente l’intero mondo arabo se i carri armati israeliani non rispondessero all’alt che l’Onu sta per chiedere.
Giampaolo Pioli
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