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ISRAELE-PALESTINA

Onu: "I negoziati proseguono"
A Gaza si continua a sparare

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sembra prigioniero di troppe parole. Molte dichiarazioni nessuna decisione. A Gaza invece qualche cosa si muove con l’iniziativa diplomatica franco-egiziana. La fragile tregua umanitaria di sole poche ore...

 

                                                                    di Giampaolo Pioli

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scontri in egitto alconfine con la striscia di gaza New York, 8 gennaio 2008. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sembra prigioniero di troppe parole. Molte dichiarazioni nessuna decisione. A Gaza invece qualche cosa si muove con l’iniziativa diplomatica franco-egiziana. La fragile tregua umanitaria di sole poche ore chiesta da Sarkozy e Mubarak per consentire il passaggio di aiuti alla popolazione ha tenuto. E ha stabilito una sorta di segnale: sia Israele che Hamas non hanno dichiarato di voler accettare il piano di tregua ma «lo stanno valutando». Le parole del presidente israeliano Shimon Perez sono un’indicazione che potrebbe portare qualche spiraglio di ottimismo.

 

Israele saluta qualsiasi piano purché blocchi definitivamente il «fuoco ostile» che arriva da Gaza e impedisca ad Hamas di riarmarsi. I duri di Hamas, invece, continuano a rifiutare la presenza di osservatori internazionali a Rafah sul confine egiziano e questa rischia di diventare una seria complicazione. Si tratta a oltranza su più fronti con la Siria e l’Iran a distanza che potrebbero diventare protagonisti.

 


Israele ha scagliato però ieri un duro attacco al Vaticano in seguito alle parole del card Raffaele Martino presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, che ha paragonato Gaza «ad un grande campo di concentramento». Secondo il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Igal Palmor, «fare affermazioni che sembrano provenire direttamente dalla propaganda di Hamas e ignorare i crimini commessi da quest’ultimo, non aiuta la gente ad avvicinarsi alla verità e alla pace».

Fin da martedì notte la proposta franco egiziana aveva iniziato a circolare sia in Medio Oriente che al Palazzo di Vetro. Il presidente palestinese Abu Mazen dopo il suo discorso al Consiglio di Sicurezza si era detto favorevole ad accettarla, purché portasse ad un cessate il fuoco immediato. Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice per ore ha ripetuto che la Casa Bianca è disponibile solo alla ricerca di un «cessate il fuoco duraturo», ma ieri ha prolungato improvvisamente la sua presenza al Palazzo di Vetro per partecipare ad un negoziato a distanza che l’ha vista chiamare quattro volte al telefono il ministro degli esteri israeliano Livni e due volte il premier Olmert nel tentativo di strappare il loro assenso su una tregua.


 

In serata, tuttavia, l’Onu ha dovuto prendere atto del mancato accordo. Il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, ha visto sfumare la speranza di unanimità davanti ai due documenti sul tavolo: la bozza di risoluzione presentata dalla Libia e la bozza di dichiarazione presentata dalla Francia (muovendo dal piano Sarkozy-Mubarak). «I negoziati proseguono», ha commentato l’ambasciatore di Parigi. Mentre a Gaza si continua a sparare.

 


Il viaggio di Ba Ki Moon nella regione,
i primi giorni della settimana prossima, secondo gli ottimisti potrebbe però essere un passo avanti verso la tregua.
 

Giampaolo Pioli

 

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