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Obama vuole salvare 4 milioni
di posti di lavoro entro il 2010

Non bastava la prima ricetta elettorale che parlava di 2 milioni di posti. Per aiutare l’America a rialzarsi, Obama lancia adesso un piano di stimolo ancora più ambizioso: "Salverà dai 3 ai 4 milioni di posti di lavoro entro il 2010...

 

                                                                    di Giampaolo Pioli

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Barack Obama (Ansa) New York, 11 gennaio 2009. Non bastava la prima ricetta elettorale che parlava di 2 milioni di posti. Per aiutare l’America a rialzarsi, Obama lancia adesso un piano di stimolo ancora più ambizioso: "Salverà dai 3 ai 4 milioni di posti di lavoro entro il 2010 -ha detto il presidente eletto nel suo messaggio del sabato -. Il 90% saranno nel settore privato e solo il 10% in quello pubblico. Creeremo posti in una vasta gamma di imprese per costruire pannelli solari e turbine eoliche, sviluppare auto efficienti e nuove tecnologie energetiche".

 

Per creare energia pulita, Obama pensa ad almeno 500.000 nuovi addetti, mentre nell’ammodernamento delle infrastrutture dovrebbero trovare impiego altre 400.000 persone. Barack è stato chiaro: "Non è nostra intenzione creare posti di lavoro a breve termine, ma anche nel lungo periodo e bisogna farlo presto perché la situazione potrebbe ancora peggiorare".

 

A poco più di una settimana dal suo lungamente atteso insediamento, col Congresso in piena attività che ha già avviato le procedure per l’approvazione dei nuovi ministri, Obama tenterà insieme al presidente Bush una sorta di "doppia pressione" su Camera e Senato. Lui per avere assegnati gli 800-900 miliardi di dollari del pacchetto di stimolo, il presidente Bush nei suoi ultimi 9 giorni di potere per vedere sdoganati gli altri 350 miliardi di dollari che intende destinare al prolungato salvataggio di Wall Street dopo averne già assegnata la stessa quantità.

 

Con la fiera dell’auto di Detroit che si apre tra pochi giorni all’insegna della sobrietà, dei risparmi nei consumi e della grande crisi, Barack punta tutto sul lavoro per far ripartire la macchina americana, ma sta incontrando qualche ostacolo, sebbene sia Camera che Senato siano a grande maggioranza democratica, perché il presidente eletto ha chiesto una montagna di soldi, senza consegnare di fatto un "manuale di spiegazioni" per come verranno spesi e dove.

Spinto ad agire "senza perdere un minuto" dai devastanti dati della disoccupazione, che ha raggiunto col 7,2% il livello più basso degli ultimi 16 anni, ma sale addirittura al 14% se si considera il tempo pieno, Obama è impegnato a difendere anche il bonus di 1000 dollari in sgravi fiscali che assegnerà al 95% delle famiglie americane: "Non dobbiamo creare solo nuovi posti di lavoro -dice alla radio e su YouTube - è nostro dovere aiutare anche coloro che il lavoro lo hanno perso e le famiglie colpite dalla recessione".

 

In ballo nei prossimi giorni ci sarà anche la grande partita dei mutui rimasta congelata col suo dirompente potere distruttivo. La nuova amministrazione democratica ha pronto un piano per spingere le banche a rinegoziare i tassi e i prestiti sulle case con tutte quelle famiglie che si impegneranno a rispettare pagamenti regolari anche se di portata inferiore e diluiti nel tempo. Siccome Bush ha già avviato da tempo le procedure per veder liberata la seconda tranche di finanziamenti e il Senato ha solo 2 settimane per bloccarla, il presidente uscente potrebbe usare il suo ultimo potere di veto per annullare a sua volta la decisione dei senatori e rimettere il denaro in circolo. Obama se lo augura

Giampaolo Pioli

 

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