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Obama, la pace in Medio Oriente
e fermare le lobby i primi passi

Il primo atto internazionale è stato un "impegno attivo" per la pace arabo-israeliana. Lo ha promesso al presidente palestinese Abu Mazen e al premier Olmert. Quello in politica interna un decreto per congelare gli stipendi dei funzionari federali...

 

                                                                    di Giampaolo Pioli

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Obama firma un atto presidenziale sotto gli occhi di Biden Washington, 22 gennaio 2008. Il primo atto internazionale è stato un "impegno attivo" per la pace arabo-israeliana. Lo ha promesso al presidente palestinese Abu Mazen e al premier Olmert. Quello in politica interna un decreto per congelare gli stipendi dei funzionari federali che guadagnano oltre i 100.000 dollari l’anno e un ordine esecutivo per frenare l’attività delle lobby e obbligare tutti i dipendenti alla trasparenza e al rispetto di un codice etico.

 

Il "nuovo stile Obama", basato su efficienza e disciplina, non si è fatto attendere. Poche ore di sonno una sveglia all’alba l’ingresso ufficiale nello studio ovale alle 8,30 del mattino per mettersi al telefono prima di andare in chiesa. È iniziata così, la prima giornata di lavoro del presidente americano, che insieme alla moglie Michelle ha deciso di autorizzare le figlie a "saltare" un giorno la scuola per ambientarsi nella nuova residenza della Casa Bianca.

In linea con le promesse, pochi minuti dopo il giuramento, Obama martedì aveva già chiamato il ministro della difesa Gates per avviare le procedure necessarie alla chiusura di Guantanamo. Ieri presidente ha firmato il decreto, anche se ci vorrà forse un anno per la chiusura effettiva. Un giudice militare nel frattempo ha già deciso di sospendere immediatamente per 120 giorni tutti i procedimenti a carico dei detenuti nella controversa e "illegale" prigione sistemata sull’isola di Cuba.

 

Mentre Hillary Clinton sta ancora attendendo il voto di conferma del Senato come nuovo segretario di Stato, Obama non ha perso tempo e ha chiamato al telefono il presidente palestinese Abu Mazen, sottolineando che "un efficace contributo al cessate il fuoco verrà dall’attuazione di efficaci meccanismi che impediscano ad Hamas di riarmarsi". Subito dopo, ma anche la cronologia in questi casi è un segnale significativo, il nuovo presidente Usa ha parlato col premier israeliano Olmert, che ha rallentato il ritiro da Gaza, col presidente egiziano Mubarak e col re giordano Abdullah.

 

Il coinvolgimento Usa nella risoluzione della crisi medio orientale sembra avere assunto un’immediata accelerazione e l’intenzione di Barack di nominare l’ex senatore George Mitchell, non dichiaratamente filo israeliano, come inviato speciale nella regione, sarebbe un altro messaggio sul cambiamento di rotta che la Casa Bianca intende assumere rispetto alla linea seguita da George W. Bush e dalla Rice fino a poche ore fa.

 

Il breve servizio religioso nella cattedrale di Washington al quale Obama ha assistito con Michelle, nello stesso banco di prima fila insieme al vice presidente Biden, a Bill Clinton e Hillary, è diventato non solo l’unica parentesi pubblica di una prima giornata intensissima di lavoro, ma anche l’occasione per dare alla Clinton, impegnata in un’audizione di conferma al Senato (che si rivela più dura del previsto per le donazioni straniere alle fondazioni private di Bill ), tutta la visibilità di un pieno appoggio presidenziale alla sua nomina. Un modo "politicamente elegante" per allontanare anche le prime voci di un "conflitto di competenze" tra la stessa Hillary alla guida del Dipartimento di Stato e il vice presidente Biden, appena reduce da uno strategico viaggio in Pakistan, Iraq e Afghanistan.

 

Ma per Hillary, una volta nominata, è già pronta una missione chiave: sarà lei a riaprire il dialogo con la Russia di Medvedev e Putin attraverso un imminente viaggio a Mosca.Obama ha ricevuto ieri anche il generale Petraeus comandante delle forze Usa nel Golfo e i più alti vertici del Pentagono per capire i progressi sul piano di ritiro americano da Bagdad e sul ridispiegamento urgente di almeno 30.000 soldati in Afghanistan.

 

"Presento le mie scuse, ma si è trattato di errori involontari", ha detto ai senatori Timothy Geithner direttore della Federal Reserve di New York, designato dal neo presidente al ministero del Tesoro. Non aver pagato le tasse per un paio d’anni (anche se poi ha versato multa e interessi) ha messo Geithner in una posizione critica, soprattutto quando si è trovato a spiegare il gigantesco pacchetto di stimolo da 900 miliardi di dollari col quale far ripartire l’economia Usa che si basa proprio sui soldi dei contribuenti. Geithner e la Clinton non dovrebbero avere problemi nella conferma, ma i senatori repubblicani hanno già iniziato a mostrare che nemmeno col popolarissimo e rigorosissimo Obama saranno disponibili a fare sconti.

Giampaolo Pioli

 

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