È stato eletto al Palazzo di Vetro mentre Obama giurava al Campidoglio. Ha ottenuto 74 voti dai 108 paesi membri diventando il primo candidato europeo su una rosa di 21 magistrati provenienti da tutto il mondo. Cuno Tarfusser 54 anni, procuratore Capo della repubblica di Bolzano...
di Giampaolo Pioli
New York, 23 gennaio 2009. È stato eletto al Palazzo di Vetro mentre Obama giurava al Campidoglio. Ha ottenuto 74 voti dai 108 paesi membri diventando il primo candidato europeo su una rosa di 21 magistrati provenienti da tutto il mondo. Cuno Tarfusser 54 anni, procuratore Capo della repubblica di Bolzano sarà dall’11 marzo uno dei sei giudici della Corte internazionale penale dell’Aja per un mandato che durerà nove anni. Finiranno sul suo tavolo i reati di genocidio e violazione dei diritti umani, dal Darfur al Sudan, dall’Uganda al Congo.
Dottor Tarfusser, che cosa pensa della chiusura di Guantamano firmata da Obama?
«Lo trovo un fortissimo segnale del nuovo presidente Usa anche se non conosco ancora i dettagli e i tempi tecnici».
Vuol dire che presto anche l’America accetterà di essere tra i paesi che sottoscrivono il trattato di Roma?
«Non sarà né facile né immediato ma c’è una speranza che entro breve l’America possa aderire. Noto con la nuova amministrazione una forte apertura sulle tematiche dei diritti umani e sulla sanzione per la violazione dei diritti stessi. Il nuovo atto su Guantanamo va in questa direzione e anche il prossimo ambasciatore all’Onu, la signora Susan Rice, promette di mettere questi temi al centro della sua agenda, in particolare la tutela dei diritti dell’uomo. Forse vedere l’America alla firma del trattato è prematuro, ma già avere un rapporto non conflittuale è importante perché l’amministrazione Bush aveva addirittura tentato di impedire ad altri stati di aderire al tribunale internazionale. Tra i grandi anche Cina, Russia e India, ma Mosca guarda con molta attenzione al lavoro che il tribunale sta facendo nel tentativo di diventare uno strumento di giustizia davvero globale. E un obiettivo che non possiamo fallire».
L’Italia aveva altri 21 avversari, perché pensa di essere stato scelto?
«In tre mesi ho fatto quasi il giro del mondo. Mi sono incontrato con 92 delegazioni a New York, ma è stato un grande gioco di squadra con i diplomatici della Farnesina e col ministro degli Esteri Frattini che si sono mossi a tutti i livelli per questo importante voto».
Lei personalmente li ha convinti esportando il « modello Bolzano» che è uno di quelli che funzionano meglio in Italia?
«No, non credo. Ho detto semplicemente che anche la giustizia, non solo nazionale ma anche internazionale, dovrebbe funzionare come un servizio per i cittadini. Se un magistrato come me va al pronto soccorso e aspetta dieci ore prima di essere visitato si arrabbia. E’ la stessa sensazione che ha un cittadino se non riceve dai tribunali l’efficacia e la rapidità del giudizio».
Ma senza l’America la Russia e la Cina non è che il tribunale rimarrà poca cosa?
«No. Credo che il tribunale deve dimostrare da solo di essere efficace efficiente autonomo e trasparente nelle sue decisioni. E’ questo che può diventare l’elemento di attrazione per gli altri stati che sono lì e non sanno ancora bene con chi hanno a che fare. Che un tribunale globale serva sempre di più e ci sia la percezione che sia necessario è abbastanza evidente. Ma quello che i magistrati si devono sforzare di fare è non solo quello di sentirsi loro ‘la giustizia’, ma di interpretare anche quali sono le esigenze della gente che chiede il rispetto dei diritti».
Perché ha accettato di lasciare l’Italia per nove anni quando la sua procura viene indicata come una delle meglio gestite?
«Perché è un onore andare all’Aja ed essere chiamati a rappresentare il proprio paese, ma anche perché non esistevano alternative. In Italia nessuno mi ha chiesto di fare qualche cosa per la giustizia, anche se mi sarebbe molto piaciuto collaborare per renderla migliore e qualche idea l’avrei sicuramente avuta. Vedo che quando si parla di riforma della giustizia nessuna proposta ne parla come di un servizio».
Senza fare polemiche il procuratore Cuno ci saluta sorridendo mostrandoci un’e-mail che gli è appena arrivata: «Sono felice per te, ma non vorrei che con questa nomina avessero allontanato il miglior pm italiano...»
Giampaolo Pioli
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