L’allarme dell’Onu è chiaro. "L’espulsione delle 13 organizzazioni non governative dal Darfur – dice il segretario generale Ban Ki Moon - danneggerà irreparabilmente le operazioni umanitarie mettendo a rischio la vita di centinaia di migliaia di persone". L’appello al governo di Khartum...
di Giampaolo Pioli
New York, 6 marzo 2009. L’allarme dell’Onu è chiaro. "L’espulsione delle 13 organizzazioni non governative dal Darfur – dice il segretario generale Ban Ki Moon - danneggerà irreparabilmente le operazioni umanitarie mettendo a rischio la vita di centinaia di migliaia di persone". L’appello al governo di Khartum, affinchè ritiri immediatamente il provvedimento è fermo e condiviso, ma il presidente Bashir non indietreggia."Il governo - dice - continuerà le sue iniziative per la pace e organizzerà elezioni libere e giuste. La decisione della Corte dell’Aja non cambierà la nostra politica". Sta diventando un muro contro muro.
A Khartum sono continuate anche oggi le manifestazioni contro il mandato d’arresto che ha colpito il leader del Sudan. Bashir si recherà personalmente in Darfur nel fine settimana, mentre il Consiglio di Sicurezza è stato convocato oggi pomeriggio d’urgenza per discutere proprio dell’improvvisa espulsione delle13 organizzazioni accusate di aver cospirato contro i sudanesi.
Su richiesta della Libia, che ha la presidenza per il mese di marzo i 15 membri del Consiglio di Sicurezza, congelando per un attimo le loro profonde differenze, hanno ascoltato il rapporto di un alto funzionario sui cinque milioni di persone che vivono nella regione grazie agli aiuti umanitari che potrebbero trovarsi in situazioni critiche in seguito alla decisione del governo guidato da Bashir.
Una delegazione della Lega araba e dell’Unione africana, entrambe sostenute dal disappunto e dalla contrarietà di Pechino e Mosca sulla decisione dei giudici dell’Aja, arriveranno a New York per convincere il Consiglio a discutere la "sospensione per un anno" del mandato di arresto contro Bashir, così come previsto dall’art. 16 della carta dell’Onu. Usa e Inghilterra però hanno già fatto sapere che si opporranno. In Darfur, con l’espulsione delle Ong oltre un milione di persone rischiano di rimanere completamente senza cibo, 1,5 milioni senza cure, e più di 1 milione senza acqua potabile. "La situazione potrebbe diventare disastrosa", dice Rupert Colville portavoce dell’Alto Commissario per i diritti umani. In tutto il Sudan operano 76 Ong, ma le 13 espulse forniscono da sole più della metà degli aiuti e adesso il governo sudanese ha iniziato la confisca anche dei loro conti bancari e delle loro attrezzature.
Bashir sta usando il pugno di ferro nel tentativo di "annullare" il mandato d’arresto nei suoi confronti, ma il deterioramento della situazione in Darfur potrebbe diventare per lui un boomerang perché il Sudan deve comunque rispondere alla risoluzione 1593 delle Nazioni Unite, che gli impone sia il raggiungimento della pace che il mantenimento e la protezione degli aiuti umanitari. La "difesa politica" dei paesi arabi e di quelli africani, compresi i blocchi cinese e russo, potrebbe inoltre non essere eterna se si dovesse protrarre lo stato di emergenza umanitaria. Il ministero degli Esteri italiano, intanto, rimane mobilitato per ottenere la liberazione del tecnico toscano di Marradi, Pier Albino Previdi, arrestato senza giustificazioni pochi giorni fa.
Giampaolo Pioli
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