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DAL PALAZZO DI VETRO

Crisi economica, Ban Ki Moon
preme per una soluzione condivisa

Le gravi difficoltà che il mercato globale sta attraversando potrebbero avere ripercussioni per anni, con milioni di famiglie in più costrette a vivere sotto la soglia della povertà. È questo il grido d’allarme lanciato dal segretario generale dell’Onu in apertura della conferenza al Palazzo di Vetro sulla “Crisi economica e finanziaria mondiale e il suo impatto sullo sviluppo”...

                        di Giampaolo Pioli e Luca Bolognini

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Ban Ki Moon (a sinistra), Miguel D'Escoto (al centro) e Muhammad Shaaban alla conferenza New York, 25 giugno 2009. Le gravi difficoltà che il mercato globale sta attraversando potrebbero avere ripercussioni per anni, con milioni di famiglie in più costrette a vivere sotto la soglia della povertà. È questo il grido d’allarme lanciato dal segretario generale dell’Onu in apertura della conferenza al Palazzo di Vetro sulla “Crisi economica e finanziaria mondiale e il suo impatto sullo sviluppo”.

 

Ban Ki Moon ha poi chiesto ai paesi più ricchi di aiutare le nazioni emergenti, che secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale saranno quelle più colpite dallo tsunami cominciato in America nel 2008 con il collasso dei mutui subprime. Il numero uno dell’Onu ha sottolineato che la crisi non deve essere usata dai leader dei Paesi benestanti come scusa per abbandonare i popoli più poveri. “Se il mondo è in grado di mobilitare più di 18mila miliardi di dollari per tenere a galla il settore finanziario, si possono sicuramente trovare 18 miliardi di dollari per manteneri gli impegni presi in Africa”, ha sottolineato Ban Ki Moon.

 

Il segretario generale ha confermato ancora una volta come il mondo stia affrontando la più grande crisi da quando le Nazioni Unite sono state fondate. “Il reale impatto di questo evento - ha concluso - potrebbe trascinarsi per anni”.


Il presidente dell’Assemblea Generale,
Miguel D'Escoto, ha lanciato un appello alle 142 nazioni partecipanti. “Non è umano né responsabile costruire un’arca di Noè per salvare il sistema economico esistente, lasciando la stragrande maggioranza dell’umanità al suo destino e costringendola a soffrire le conseguenze di un modello imposto da un’irresponsabile ma potente piccola minoranza”.

 

Durante i prossimi due giorni, si cercherà di arrivare alla firma di un documento che pur non essendo vincolante sarà una prova di come per uscire dalla crisi non basteranno le decisioni prese dal G8 o dal G20, ma che è necessario l’apporto di tutti e 192 i paesi membri dell’Onu. Le assenze a questo forum del presidente della Banca Mondiale e del direttore del Fondo Monetario Internazionale combinata con la scarsa partecipazione di figure di spicco (sono pochi i leader nazionali presenti) pongono seri dubbi sulla portata di questa riunione. "Ovviamente - aveva commentato martedì con ironia D’Escoto - Robert Zoellick e Dominique Strauss-Kahn avranno avuto altre cose più importanti da fare, ma questo non mi sorprende”.

 

Il venezuelano Hugo Chavez e il boliviano Evo Morales hanno accettato l'invito di D'Escoto. La rappresentante permanente degli Stati Uniti all'Onu, Susan Rice, ha detto che Washington "partecipa a questa conversazione, ascoltando le varie opinioni". Gli Usa, ha aggiunto, "sono, assieme ad altri, responsabili per questa crisi".

Giampaolo Pioli e Luca Bolognini

 

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