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HONDURAS

L'Onu condanna il golpe
Zelaya: "Torno senza alcuna paura"

"Non so chi mi proteggerà quando giovedì atterrerò a Tegucigalpa, ma sono certo che il popolo honduregno lo farà e i militari capiranno che hanno sbagliato. Non ho paura di essere arrestato". Manuel Zelaya, il presidente dell’Honduras deposto sabato scorso da un colpo di stato, era commosso alle lacrime ieri, quando l’Assemblea Generale dell’Onu con una risoluzione sponsorizzata anche dagli Stati Uniti ha condannato all’unanimità il golpe e riconfermato Zelaya come l’unico capo di stato legittimo e democraticamente eletto del suo paese...

                                                                    di Giampaolo Pioli

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Il presidente deposto dell'Honduras, Manuel Zelaya, e il presidente dell'Assemblea Generale, Miguel D'Escoto (a destra) New York, 1 luglio 2009. "Non so chi mi proteggerà quando giovedì atterrerò a Tegucigalpa, ma sono certo che il popolo honduregno lo farà e i militari capiranno che hanno sbagliato. Non ho paura di essere arrestato". Manuel Zelaya, il presidente dell’Honduras deposto sabato scorso da un colpo di stato, era commosso alle lacrime ieri, quando l’Assemblea Generale dell’Onu con una risoluzione sponsorizzata anche dagli Stati Uniti ha condannato all’unanimità il golpe e riconfermato Zelaya come l’unico capo di stato legittimo e democraticamente eletto del suo paese.

 

Oggi a Washington anche l’Osa, l’organizzazione degli Stati Americani, condannerà il golpe e annuncerà dure sanzioni contro il nuovo governo di Micheletti. La banca mondiale ha interrotto i finaziamenti, mentre i più grandi istituti finanziari di fronte all’intercetta hanno chiuso gli sportelli. Se Zelaya non trova un compromesso col parlamento e con i militari si potrebbe arrivare al bagno di sangue.

 

Per Obama è un test molto difficile, una vera e propria bomba a orologeria, perché il Pentagono ha centinaia di istruttori in Honduras e quattro basi miliatri, la Cia ha sparso sul territorio decine di agenti e molti ritengono impossibile che nessuno di loro si sia accorto in tempo di quanto stava accadendo.

 

Sabato, un manipolo di 200 militari con 6 carri armati ha circondato la casa del Zelaya, lo hanno buttato giù dal letto alle 5 del mattino e scaricato in pigiama all’aeroporto del Costa Rica, sotto la minaccia delle armi. Poche ore dopo Roberto Micheletti, leader dell’assemblea parlamentare e oppositore di Zelaya, veniva insediato come presidente pro-tempore. Esattamente come avvenne in Venezuela contro Chavez. In quel caso però George Bush concesse subito una sorta di riconoscimento ai golpisti e dovette ritrattare tre giorni dopo, quando Chavez rinchiuso in una caserma riuscì a tornare alla guida del paese. Questa volta Obama ha condannato immediatamente l’azione dei militari e l’ambasciatore Usa a Tegucigalpa si è schierato molto fermamente contro il golpe.

 

In queste ore la tensione è altissima. Ci sono scontri per le strade tra i sostenitori di Zelaya e i militari. In tutto il paese la tv è oscurata è stato imposto il coprifuoco e tutta la stampa è sotto censura. La comunità europea, come l’Osa, sta meditando di ritirare tutti gli ambasciatori da Tegucigalpa per isolare completamente il nuovo regime. Zelaya ieri sera con un abito dalle maniche lunghissime è volato a Washington per incontri al dipartimento di Stato e vuole rientrare in Honduras con un aereo carico di giornalisti perché raccontino quello che sta succedendo nel paese.

 

Ad accompagnarlo in questo viaggio ad alto rischio ci saranno oltre al presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu, D’Escoto, anche la presidentessa dell’Argentina, Cristina Fernandez Kirchner, e il segretario generale dell’Osa, Josè Miguel Insulza. "Se dovesse rientrare - ha dichiarato ieri il presidente golpista Roberto Micheletti, la cui famiglia è di origine italiane - lo attenderà un mandato d’arresto".

 

Poco più che cinquantaseienne, ricco proprietario terriero, amante del sombrero e degli stivali, Zelaya è stato eletto nel 2006 e il suo mandato scade fra 7 mesi. Appartenente ad uno schieramento moderato, negli ultimi 2 anni il presidente deposto è stato sedotto dalla svolta populista di Chavez creandosi una forte base popolare tra gli strati sociali più poveri. Zeyala con un referendum informativo tentava di dimostrare la necessità di un cambiamento costituzionale che prevedesse la ripetizione del mandato presidenziale che adesso è di soli 4 anni non rinnovabili.

 

Temendo di venir sconfitti al voto, oligarchi e militari si sono coalizzati nel golpe che però ha completamente isolato il paese riportando il Centro America agli anni sporchi della Cia. Per Obama è una grana inaspettata e il perfido Chavez ipotizza addirittura che dietro il golpe ci sia proprio un ramo deviato dell'agenzia di intelligence.

Giampaolo Pioli

 

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