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Speciale Olimpiadi Pechino 2008

MEDAGLIERE AZZURRO

Italia, la sfida più grande è dire 33

Si punta a migliorare le 32 medaglie del 2004. Ma i vertici del nostro sport si accontenterebbero di 25-27

                                                     dall’inviato Leo Turrini

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medaglie olimpiche pechino Pechino, 4 agosto 2008 - SE L’OLIMPIADE fosse un dottore, all’Italia dello sport chiederebbe di dire «33». Trentatré medaglie, appunto, sarebbero un certificato di salute per la dimensione agonistica del Bel Paese. Siamo in declino, lo dicono tutti e ce ne stiamo convincendo da soli: a scanso di equivoci, eccellenti prestazioni dei nostri rappresentanti, sul mitico palcoscenico cinese, certo non risolverebbero la crisi dell’Alitalia o la sensazione sempre più diffusa di un costante impoverimento collettivo. Ma è vero, al netto di menate propagandistiche, che le imprese dei campioni e delle campionesse sollevano un po’ il morale dei popoli. E allora dire 33 significherebbe migliorare il risultato di Atene 2004, quando azzurri e azzurre si fermarono a quota 32…

I PRONOSTICI. La Bibbia dello sport a stelle e strisce, la rivista Usa «Sports Illustrated», ha assegnato all’Italia, in sede di pronostico, ventisette presenze sul podio, con sette ori. Gianni Petrucci, immortale presidente del Coni (è sempre la stessa persona che ha diretto la Federbasket, concedendosi pure esperienze in Federcalcio accanto a Matarrese e nella Roma di un certo Ciarrapico), ha prudentemente fissato l’asticella a quota 25.
In assoluto, per l’Italia olimpica sarebbe un bel risultato restare nel…G10 del medagliere complessivo. In Grecia, nel 2004, chiudemmo all’ottavo posto, alle spalle di Usa, Cina, Russia, Australia, Giappone, Germania e Francia. Stavolta, chissà…

LE STELLE. C’è un trionfo che proprio non dovrebbe sfuggirci: è quello del fioretto femminile a squadre, restituito al programma dei Giochi dopo una edizione di ‘buco’. In Valentina Vezzali, Margherita Granbassi e Giovanna Trillini abbiamo le prime tre classificate del ranking internazionale. Nello sport tutto è possibile sempre, ma una loro sconfitta sarebbe un segnale negativo pesantissimo.
Mettendo da parte l’inquietante vicenda che ha avuto come protagonista il giovane Andrea Baldini, fermato per una positività ai controlli antidoping, la scherma rimane la miniera magica del Coni. Possiamo ovviamente vincere nel fioretto femminile individuale, mentre nella prova maschile Sanzo e Cassarà sono tra i favoriti. Nella sciabola quel matto di Montano, reduce da molte fidanzate e alcuni reality show, resta un leader capace di tutto, nel bene e nel male.

GLI USCENTI. C’è chi ci riprova. Paolo Bettini è l’anima del ciclismo piagato dagli scandali. Difende l’oro di Atene ed è campione del mondo in carica dal 2006. Pare che il circuito gli si addica. Era adatto anche al Cobra Riccò, ma come sappiamo questa è un’altra storia.
Poi c’è Marco Galiazzo, l’originalissimo arciere che in Grecia trasformò la pinguedine in una spinta verso il trionfo. Ha detto di temere la nebbia figlia dello smog: ma è lì, pronto a concedere il bis, da bravo Robin Hood. E il discorso può essere esteso al vecchio Andrea Benelli, sempre buono a sparare con il fucile. Mentre Filippo Magnini è la punta di diamante del nuoto maschile che vuole mantenere il posto conquistato fra le potenze mondiali.

LE AZZURRE. Ma la nostra promette di essere una Olimpiade molto femminile. Le donne del volley partono favorite, nel 2007 la ex cubana Taj Aguero ha trascinato le compagne a strepitosi trionfi in Coppa del Mondo. Nel nuoto faranno molto…gossip le bracciate di Federica Pellegrini e di Alessia Filippi, sirenette chiamate ad esaltare una popolarità che non appartiene soltanto alla dimensione agonistica. Nella ginnastica la piccola Vanessa Ferrari sogna impresa gigantesche.
E altre cose buone, come sempre, rimedieremo a sorpresa in discipline delle quali magari per quattro anni ostinatamente ignoriamo l’esistenza, dai tuffi al pugilato, passando per canoe e tavole da vela.
In fondo, quando è solo sport, l’Olimpiade è bella anche per questo.

 

dall’inviato LEO TURRINI

 

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