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Speciale Olimpiadi Pechino 2008

LA STORIA

Boukpeti, dal Togo
al podio nella canoa

Con i colori dello stato africano ha conquistato il bronzo e un piccolo primato: è stato il primo atleta togolese a conquistare una medaglia olimpica

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Boukpeti Roma, 13 agosto 2008 -  Il padre era arrivato in Francia dal Togo, da quel territorio oblungo sul Golfo di Guinea, che si era affrancato da Parigi nel 1960. Lui, Benjamin Boukpeti, canoista di quelli che si lanciano nelle acque vorticose dello slalom K1, in Francia ci è nato e per il Togo ha scelto di gareggiare alle Olimpiadi di Pechino. E con i colori dello stato africano ha conquistato il bronzo e un piccolo primato: è stato il primo atleta togolese a conquistare una medaglia olimpica.

 

A dire il vero un record l’aveva già collezionato, ad Atene 2004, quando era stato l’unico rappresentante dell’Africa ai Giochi. In Grecia fu solo diciottesimo. Ventisette anni, già campione del Continente Nero, gareggia con il Togo da cinque anni. La ragione? Concorrenza zero. “Ho cercato di entrare nella nazionale francese - ha detto ieri in conferenza stampa - ma lì la selezione era durissima e poi ero già troppo vecchio. Ho anche subito due operazioni alle spalle. In quel momento - nel 2003 - ho deciso di gareggiare per il Togo”. Oggi è il numero 56 delle classifiche mondiali, destinato oggi senz’altro a piani più nobili delle stesse.

 

Nato a Lagny-sur-Marne, Boukpeti ha scoperto il kayak a 10 anni. Nel 2000 si è trasferito a Tolosa, dove si allena con il campione del mondo Fabien Lefevre, oggi argento. Ora, però, c’è un altro viaggio da intraprendere. Destinazione Togo, la terra dei suoi avi, il Paese salito sul podio olimpico grazie e assieme a Benjamin. “Purtroppo sono stato una sola volta in Togo - ha detto Boukpeti - quando ero molto piccolo, perché mia madre, voleva che conoscessi mia nonna. Ho pochi ricordi. Ma ora ho un buon motivo per tornarci”. E magari sbarcherà nella République Togolaise, della quale a Pechino è pure portabandiera, cantando l’inno “Salut à toi, pays de nos aïeux”. Salve a te, terra dei nostri avi.
 

Antonino Palumbo

 

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