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PECHINO 2008 / LA POLEMICA

Rogge critica Bolt il razzo
"Non rispetta gli avversari"

Il presidente del Cio duro con il giamaicano vincitore di due medaglie d'oro e recordman. "Non ho problemi se lui è lì per fare uno show, ma credo che dopo la finale dei 100 non si sarebbe dovuto lasciar andare a quei gesti"

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Usain Bolt Pechino, 21 agosto 2008 - Avrà anche vinto due medaglie d'oro sui 100 e 200 metri piani, con tanto di doppio record del mondo, ma il comportamento del giamaicano Usain Bolt non è piaciuto al presidente del Comitato olimpico internazionale Jacque Rogge, che ha apertamente accusato il bi-olimpionico di "atteggiamenti poco sportivi" tenuti in occasione delle sue vittorie.

 

"Non ho problemi se lui è lì per fare uno show, ma credo che dopo la finale dei 100 non si sarebbe dovuto lasciar andare a quei gesti, anzi, avrebbe dovuto mostrare più rispetto per i suoi avversari, magari andandoli a cercare per stringere loro la mano", ha detto Rogge.


Già certo della vittoria visto l'ampio margine sui rivali, negli ultimissimi metri dei 100 Bolt ha rallentato e indicato con un gesto della mano il suo volto, per poi tagliare il traguardo con tanto di record del mondo (9"69). "Capisco la gioia, ma avrebbe potuto interpretarla in un altro modo", ha aggiunto Rogge, "Sembrava dire ai suoi avversari 'provate a prendermi se potete', almeno così è stato percepito. Queste cose non si fanno. Ma imparerà, è ancora giovane".


Bolt ha ripetuto poi performance e gesti anche sui 200, vinti anche qui con tanto di record del mondo (19"30), atteggiandosi in un lungo giro pista a ritmo di musica reggae vestito di una bandiera giamaicana, indicando il suo volto alle telecamere e urlando "sono il numero uno, sono il numero uno!".


Inutile dire che nemmeno questo è piaciuto a Rogge. "Deve ancora maturare", ha detto il presidente del Cio, "Mi piacerebbe che dimostrasse maggior rispetto verso i suoi avversari, non è così che la gente immagina un campione. Dovrebbe andare a stringere la mano agli avversari, invece di ignorarli. E' un grande atleta, prima o poi imparerà".

 

Bolt è diventato il primo sprinter a vincere 100 e 200 nella stessa edizione dei Giochi a 24 anni di distanza dall'impresa dello statunitense Carl Lewis a Los Angeles '84, ma l'unico ad averlo fatto con due record del mondo.


E Rogge, per sottolineare "l'altra dimensione" nella quale gareggia oggi Bolt, lo ha paragonato anche all'altro statunitense di colore Jesse Owens, che a Berlino '36 sotto gli occhi di un incredulo Adolf Hitler, in barba a tutte le presunte idee naziste sulla superiorità della razza, andò a vincere 100, 200 e salto in lungo."Oggi Bolt può essere paragonato ad Owens, con la differenza che il giamaicano vince con distacchi più grandi. Owens faceva anche il lungo, ma in questo caso non si può paragonare. Io penso che Bolt - ha concluso - sia destinato a lasciare nella storia un segno, proprio come fece Owens".










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