In Grecia Carlos Tevez stese il Paraguay, a Pechino e' Di Maria a mettere ko la Nigeria, che nel 1996 ai Giochi aveva battuto in finale i sudamericani (3-2). L'incontro è stato segnato dal caldo soffocante, 42 gradi, tanto da indurre l'arbitro a concedere due 'timeout' per l'acqua
Pechino, 23 agosto 2008 - L'Argentina scaccia i fantasmi di Atlanta e si conferma regina di Olimpia a quattro anni di distanza dal successo di Atene. In Grecia Carlos Tevez stese il Paraguay, ai Giochi di Pechino e' Di Maria a mandare al tappeto la Nigeria, che nel 1996 ai Giochi aveva battuto in finale i sudamericani (3-2). E' il 13' del secondo tempo di un incontro segnato dal caldo, 42 gradi secondo il responsabile medico della Fifa Jiri Dvorak, e la Nigeria non trova la forza di reagire.
La squadra di Batista viene dalla netta vittoria in semifinale sul Brasile e sembra scendere in campo con la consapevolezza che l'oro olimpico possa arrivare quasi per inerzia. I valori in campo sono evidenti. Messi, Aguero, Riquelme e Di Maria non trovano opposizione valida nella retroguardia nigeriana, anche se nel primo tempo non riescono a sfondare. Al 22', Messi penetra in area, rientra sul sinistro e impatta sul difensore: l'arbitro fa proseguire.
Poi poco o nulla, se non un breve timeout (chiesto dai medici della Fifa): al 30', il caldo soffocante induce il direttore di gara, l'ungherese Kassai, a concedere qualche minuto ai giocatori per dissetarsi.
Qualche minuto dopo la ripresa del gioco e' la Nigeria ad avere una buona occasione: il centravanti Odemwingie entra in area da sinistra e centra basso, la palla attraversa lo specchio senza che nessuno intervenga, controcross dalla destra e palla che arriva a Isaac che svirgola e consegna la palla a Romero.
Le squadre vanno al riposo sullo 0-0 e al rientro in campo la coppia Messi-Aguero sembra trovare piu' spazio. Prima al 2', quando il giocatore del Barcellona serve in profondita' il compagno di squadra, anticipato in uscita bassa dal portiere africano; poi al 5' e' sempre Messi a impegnare Vanzekin con un tiro da fuori.
L'Argentina fa salire il ritmo e al 13' e' Messi a prendere in mano la situazione recuperando il pallone a centrocampo e lanciando in profondita' Di Maria, che scavalca con un pallonetto mancino il portiere in uscita. Pronta la reazione della squadra di Siasia con Okoronkwo, cross pericoloso, Obinna, diagonale bloccato a terra da Romero, e Isaac, il centrocampista crossa da destra per il neo entrato Anichebe, che non riesce ad incidere.
Altro breve timeout al 25'. Alla ripresa una combinazione Messi-Aguero porta al tiro quest'ultimo, l'Argentina si ferma qui. La Nigeria ci crede fino alla fine e al 44' sfiora il pareggio con un'azione solitaria di Obinna dalla sinistra: il giocatore conteso tra Chievo e Inter effettua un traversone basso, Anichebe devia verso la porta e Romero respinge d'istinto.
Finisce cosi', con gli argentini a festeggiare un oro cercato e meritato dopo un torneo giocato ad altissimo livello. Da Atene a Pechino l'Argentina si conferma nazionale imbattibile ai Giochi, i pretendenti sono rimandati a Londra.
MARADONA: DISUMANO GIOCARE CON QUESTO CALDO
La gioia per la conquista della medaglia d'oro della nazionale di calcio argentina, e la rabbia per la decisione degli organizzatori di far giocare in condizioni molto difficili. La leggenda del calcio Diego Armando Maradona non si è risparmiato, in festa prima e in polemica poi nel corso della finale di calcio maschile che la sua Argentina ha vinto ai danni della Nigeria. L'ex Pibe de Oro ha, infatti, definito "disumane" le condizioni nelle quali hanno giocato argentini e nigeriani.
Secondo quanto dichiarato dalla Fifa la finale è stata giocata a 42 gradi con un tasso di umidità altissimo, condizioni che hanno suggerito all'arbitro di fermare il gioco in due occasioni. "Si è giocato in condizioni disumane - ha dichiarato Maradona - non si riusciva a respirare, era un caldo davvero insopportabile".