La memoria di Pavarotti sarà scolpita nel cuore della città della Ghirlandina per sempre. Il sindaco Pighi ha annunciato che gli verrà intitolato il teatro Comunale, dove nel suo nome si terrà anche un concorso internazionale per giovani cantanti Scrivi online il tuo ricordo di Pavarotti
FRA QUELLI che Pavarotti ha avuto sempre vicino, a Modena, a Pesaro, o in giro per il mondo, c’è Luciano Ghelfi. Riservatissimo, era ogni giorno al Policlinico nei giorni del ricovero. E gli ha detto addio all’alba di stamane. Difficile strappargli una parola, la commozione è troppo forte: "Il dolore è immenso — ha riferito a un altro amico —, con Luciano ho condiviso tanti anni belli, momenti indimenticabili". Fra i primi ad arrivare alla villa di stradello Nava, anche Giorgio Maletti, un altro fedelissimo. "Ricordo quando giocavamo a calcio, e lui era in porta — confida, con gli occhi velati dalle lacrime —. E poi andavamo ‘a rane’ lungo la via Giardini. Che anni belli. Non scorderò mai il sorriso che Luciano mi ha fatto un paio di giorni fa: l’ultimo".
"CON LUI se ne va anche un pezzo della mia gioventù", aggiunge Beppe Zagaglia, noto fotografo modenese, quasi coetaneo del tenorissimo. Anche Zagaglia incrociava Pavarotti sui campetti dell’oratorio, "quando eravamo nell’Azione Cattolica. C’erano ovviamente Luciano Ghelfi, Giulietto Bonacini, Gino Seghedoni, che sono poi diventati i ‘compagni di briscola’ di Luciano — ricorda —. Sono sempre stato orgoglioso di essere amico di Luciano, poi l’ho fotografato in tutti i miei libri: era una gloria modenese, come la Ferrari e l’aceto balsamico. Ci siamo incontrati anche in trasferta, per esempio a Gallipoli, quando gli vennero consegnate le chiavi della città — dice ancora Zagaglia —. Pavarotti mi sorprese e mi disse: ‘Mo sa fet chi?, Ma cosa fai qui?".
A PIANGERE la scomparsa di Pavarotti è anche la corale Rossini, la storica formazione modenese nella quale, assieme al papà, il giovane Luciano lanciò i primi acuti. La gloriosa corale che trionfò nel 1955, al concorso di Llangollen, in Galles. "Pensi che io facevo le magistrali, al Sigonio, nella sua stessa sezione, la C, quella che frequentava anche Guccini — confida Piero Adani, una delle colonne della Rossini —. Luciano era un amicone, era eccezionale a raccontare le barzellette, faceva gruppo ed era molto preso dallo sport, dal calcio e dall’atletica. Col professor Franco Anderlini, maestro della pallavolo a Modena, praticava il lancio del peso. E dopo, immancabilmente, si giocava a carte, a ‘pigognino’".
MA ERA soprattutto la voce a rendere Luciano un allievo specialissimo. "Quando la professoressa Sandri, l’insegnante di canto, gli faceva intonare qualcosa, tutti uscivano dalle aule per ascoltarlo", continua Adani. Di Luciano, ricorderà sempre una "aprima volta" molto speciale, il battesimo della neve: "Il professor Anderlini aveva organizzato una gita a Barigazzo, sull’Appennino, e io fui il primo maestro di sci di Luciano. Fu divertente, ma non so se ci abbia provato più...".
LA MEMORIA di Pavarotti sarà per sempre scolpita nel cuore di Modena. Il sindaco Giorgio Pighi ha annunciato che al tenorissimo verrà intitolato il teatro Comunale, dove nel suo nome si terrà anche un concorso internazionale per giovani cantanti, in collaborazione con la Scala di Milano. "Il Maestro — dice Pighi — continuerà a ‘illuminarci’ con la sua arte proprio attraverso queste promesse della lirica".
di Stefano Marchetti