Ultime notizie
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
ESCLUSIVO / L'EREDITA' DI PAVAROTTI

Accordo tra la prima famiglia
e Nicoletta Mantovani

Alle tre figlie va la villa di Pesaro, prima attribuita alla vedova. Divisi equamente gli altri beni. Il legale Anna Maria Bernini: "Nicoletta e le figlie ora sono vere amiche". E aggiunge: "Considerano Alice la quarta sorella. Così si è rispettato il volere di Luciano"

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Pavarotti e Nicoletta Pesaro, 30 giugno 2008 - Hanno firmato. È la pace. Si chiude una guerra mai dichiarata, ma temuta. L’eredità di Luciano Pavarotti non è più materia da avvocati. Le tre figliae del defunto Maestro, avute dal matrimonio con Adua Veroni (Lorenza, Cristina e Giuliana), hanno scelto assieme a Nicoletta Mantovani -  la seconda moglie del grande tenore destinataria del 50 per cento dei beni -  di dividere il patrimonio senza passare per l’armeria. Scoprendo che esisteva una terza strada: quella dell’affetto. Lo rivela Anna Maria Bernini, oggi deputato, legale assieme al padre Giorgio prima di Luciano Pavarotti e poi di Nicoletta: "Voglio parlare prima di tutto di un aspetto di questa vicenda che si è appena conclusa: Nicoletta Mantovani e Lorenza, Cristina e Giuliana oggi sono legate da una vera amicizia. E l’ultima figlia del maestro, Alice, la sentono vicina come la loro quarta sorella".


È finita la contrapposizione tra le famiglie?


"Ci tengo a dire che un canale di comunicazione c’è sempre stato. Questo ha permesso di affrontare tanti momenti difficili che hanno accompagnato gli ultimi momenti di vita del Maestro, il funerale e le settimane successive. E quell’affetto ha permesso di concludere al meglio la vicenda ereditaria. I beni sono stati divisi equamente e compatibilmente coi parametri legali".
 

Che cosa è cambiato rispetto a prima?


"La villa del San Bartolo di Pesaro va alle tre figlie del primo matrimonio del Maestro. È la villa al mare, quella delle delle vacanze. Una scelta fatta da tutti con grande convinzione e in pieno accordo e senza obblighi o forme di risarcimento".
 

In un primo momento era stata lasciata a Nicoletta?
 

"Noi avvocati abbiamo soltanto ratificato una volontà precisa delle famiglie".
 

È cambiato anche altro del panorama ereditario?

"La prego di non chiedermelo, perché altro non c’è da aggiungere. Ma ci terrei a rimarcare che l’accordo non spegne rivalse o cause civili o penali. Queste non ci sono mai state fra le tre figlie e Nicoletta; la quale non ha reagito agli attacchi, se non a quelli che stavano gettando una luce non veritiera sul rapporto coniugale con Luciano Pavarotti. Anche questi episodi hanno avuto una loro definizione per volontà di Nicoletta. È sembrato giusto, in quei giorni di polemiche, dare una propria versione dei fatti partecipando alla trasmissione di un caro amico di famiglia come Fabio Fazio. Poi la signora Mantovani non ha più voluto rispondere. Ci ha solo chiesto di fare il possibile per una divisione equa del patrimonio e quando questo è avvenuto è stata una grande felicità".
 

Ma non tutto è finito. Rimane aperta l’inchiesta della procura di Pesaro per circonvenzione d’incapace a carico di ignoti...
 

"Di questo accertamento della magistratura non sappiamo l’esito o in quale fase si trovi. Ci auguriamo che il magistrato faccia il suo dovere per accertare i fatti e arrivi a un’archiviazione del fascicolo. Non abbiamo nulla da temere. Se non ricordo male, l’indagine era nata dalle dichiarazioni di un notaio che aveva raccolto le ultime volontà del Maestro quando soggiornava nella casa di Pesaro. Spero che si chiarisca tutto molto in fretta".
 

La morte del Maestro e poi le vicissitudini testamentarie, come hanno cambiato i rapporti tra gli eredi?


"Oggi c’è tra loro una comune sensibilità nel valutare le situazioni. Quando parlavo di una vera amicizia fra le tre figlie grandi e Nicoletta mi riferivo al sentimento più lampante che emerge ora. Luciano Pavarotti amava il profilo basso per le cose di casa, tanto che la sua battuta più ricorrente era ‘un bel tacer non fu mai scritto’. Sapeva di non potersi sottrarre alle esigenze del suo pubblico e dunque a quelle della stampa, ma sperava sempre di ripararsi dal riflettore più intenso acceso sulla sua vita privata, gli affetti e i sentimenti. Non voleva la guerra con nessuno, non cercava la polemica né rincorreva la risposta a un attacco o critica. Sapeva quali erano i prezzi da pagare alla notorietà e li accettava, cercando se possibile il profilo meno vistoso. E l’accordo appena firmato tra gli eredi ha fatto tesoro della filosofia di vita di un grande uomo".

di Roberto Damiani










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Cerca  su Quotidiano.net nel Web