Nella corsa a tappe più famosa al mondo non si mangia piu’ la pasta scotta. Giovanni Ciccola, arrivato tredici anni fa da Bologna, spiega la piccola resa culinaria da parte della Francia che ha ingaggiato una squadra di cuochi tutti italiani, del suo ristorante sotto le due torri, per rispondere alle esigenze alimentari del ‘peloton’
Parigi, 7 luglio 2009 - La cucina bolognese veste la maglia gialla. Al Tour de France non si mangia piu’ la pasta scotta, orrore dei ciclisti che corrono al Giro d’Italia e notano la differenza una volta varcate le Alpi. Non e’ solo una questione di gusto: ‘’tutti i principi nutritivi vengono persi se la pasta non e’ al dente’’, spiega Giovanni Ciccola, arrivato tredici anni fa da Bologna per lottare contro la pasta scotta alla francese.
Cosi’ se la Grande Boucle parla sempre meno italiano in strada, vista la scarsa rappresentanza di corridori del Belpaese, sa di piccola resa culinaria da parte della Francia l’ingaggio di una nutrizionista - francese, per carita’ - e di una squadra di cuochi tutti italiani per rispondere alle esigenze alimentari del ‘peloton’, il gruppo. A dispetto di un percorso lungo le strade di Francia che tradizionalmente e’ anche un percorso gastronomico.
Ciccola negli ultimi due anni ha portato alla Aso (che organizza il Tour) gli altri tre cuochi del suo ristorante nel centro di Bologna: si tratta di Andrea Ruggeri, Pietro Palladino e Giuliano Filippini. Con la nutrizionista Veronique Rousseau, arrivata quest’anno, determinano i menu’ in funzione delle tappe, ma soprattutto fanno il tour degli alberghi per preparare la pasta: ‘’Si mangia a colazione, tre ore prima della corsa a cena’’, spiega Ciccola.
‘’La mattina spaghetti - dopo latte e biscotti - perche’ sono piu’ leggeri’’. Non ci sono eccezioni: ‘’tutti i giorni e per tutte le tappe, per raggiungere la quantita’ di calorie necessarie ai ciclisti’’.
Se una persona normale ha bisogno di 2.000 calorie al giorno, chi corre il Tour ne assimila il quadruplo, 8.000. ‘’Poi per alcune tappe di montagna dove lo sforzo e’ maggiore si integra con il filetto e le verdure’’, spiega Ciccola.
I quattro cuochi preparano la pasta per i team che non hanno un cuoco di squadra. Ma per nessuno c’e’ il rischio di pasta scotta: ‘’Non e’ nella loro cultura, ma non piace neppure ai francesi’’, assicura Ciccola.