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Matteo Leonelli
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31/07/2007 11:21
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Il ddl Mastella diventa legge
Berlusconi: "La rifaremo"

La nuova legge manda in soffitta la riforma Castelli varata poco più di due anni fa. Le novità: concorso d'accesso in magistratura, separazione delle funzioni di giudice-pm, scuola superiore della magistratura

Clemente Mastella Roma, 27 luglio 2007  -  La riforma dell'ordinamento giudiziario approvata stanotte alla Camera rappresenta "una buona legge, una svolta, che riporta quell'equilibrio e quella serenità tra le istituzioni che il precedente governo e la precedente maggioranza avevano eliminato dall'orizzonte istituzionale". Lo ha detto il ministro della Giustizia Clemente Mastella al termine del voto a Montecitorio.

 


Mastella si è augurato che ora ci sia "un'impennata di orgoglio da parte della magistratura a cogliere la possibilità di leale collaborazione tra poteri dello Stato, che sono poteri a servizio e non poteri contro poteri". 

 

Mastella ha insistito che la sua riforma della giustizia "è una legge a favore del cittadino e non contro qualcuno, non è una legge contro gli avvocati: si vuole solo porre il cittadino al centro del senso di giustizia e dell'organizzazione della giustizia".

 

Il ministro ha aggiunto che "è una legge che non vuole offendere nessuno a differenza di quella passata che aveva come unico obiettivo quello di umiliare i magistrati". Il Guardasigilli ha rispedito al mittente le critiche del centrodestra che accusava la maggioranza di avere scritto la legge sotto il diktat dell'Anm: "Non abbiamo scritto la legge sotto dettatura dei magistrati, abbiamo fatto la scuola dell'obbligo e anche qualche scuola di diritto e forse qualche master...". 


ANM: OK DDL CHIUDE DELICATA PARTITA ISTITUZIONALE

 

"A tarda notte la Camera dei deputati ha definitivamente approvato il ddl sull`ordinamento giudiziario, chiudendo una fase importante di una complessa partita istituzionale iniziata più di cinque anni fa". Nello Rossi, segretario dell'Associazione nazionale magistrati, commenta così l'approvazione della riforma definitiva dell'ordinamento giudiziario avenuta questa notte alla Camera dei deputati.

 

"Innanzitutto , sul piano del metodo, - aggiunge Rossi - due riconoscimenti: ai parlamentari italiani che, in questo luglio infuocato, hanno lavorato intensamente per approvare la nuova legge di ordinamento prima della scadenza del 31 luglio 2007 (anche a quelli che hanno mosso critiche, durissime e spesso totalmente irrispettose della verità, ai magistrati ed alla loro libera associazione)" e "al Ministro della Giustizia che , in condizioni assai difficili, ha operato come un efficace risolutore di problemi; quello che ci si aspetta da un uomo politico che ha la responsabilità di un ministero".

 

Sul terreno dei contenuti l`ANM, prosegue Rossi, ha "ben presente la enorme distanza culturale e tecnica che separa la legge oggi approvata dalla punitiva e mortificante controriforma Castelli anche se mantiene riserve di principio e critiche specifiche verso il testo approvato".

 

Per l'Anm è "certamente negativo che l`assetto organizzativo degli uffici di Procura sia rimasto quello verticistico e burocratico introdotto dalla legge Castelli e che sia stata accantonata la norma contenuta nel testo originario del ddl Mastella sulla trasparente e controllabile programmazione dell`ufficio di Procura. Così come è insoddisfacente la normativa sulla direzione e sulla organizzazione della Scuola della Magistratura".

 

Vi sono poi "imperfezioni tecniche" che l`associazione aveva rappresentato in tutte le sedi e che a nostro avviso reclameranno rapidi interventi correttivi. Il riferimento è soprattutto alla "disciplina transitoria della temporaneità degli incarichi di direzione (che dovrà essere rimodulata al fine di non ingolfare e paralizzare l`attività del CSM) ed alla eccessiva rigidità delle norme sul primo impiego degli uditori giudiziari (che dovrebbero essere rese più elastiche per tener conto delle situazioni di alcuni uffici)".

 

"Occorrerà continuare a ragionare, discutere, criticare, studiare, proporre per migliorare. Ma da oggi le figure istituzionali del giudice e del pubblico ministero - continua Rossi - hanno di nuovo intorno a sé le mura della legge".

 

E` un fatto importante, dopo anni di "instabilità e di gravi incertezze", anche se "queste mura appaiono solo in alcune parti solide e ben costruite, mentre in altri punti mostrano brecce e varchi pericolosi, che occorrerà colmare, o incrinature che le rendono incombenti ed opprimenti per gli stessi soggetti istituzionali che dovrebbero garantire".

 

"Nel prossimo futuro - conclude Rossi - l`associazione nazionale magistrati continuerà a lavorare sui temi ordinamentali per ottenere modifiche e perfezionamenti , ma intensificherà il suo impegno sui temi del processo, dell`organizzazione giudiziaria e delle condizioni economiche, di vita e di lavoro dei magistrati e degli operatori della giustizia per contribuire a realizzare una giustizia più efficace ed in grado di soddisfare la promessa costituzionale della ragionevole durata del processo".

 

Ma vediamo, in sintesi, le novita' principali.

 

STOP AI TEST. Salta il test psico-attitudinale per chi vuole diventare magistrato. E soprattutto, al momento degli esami, il candidato non dovra' piu' scegliere se fare il giudice o il pm.

 

PER CONCORSO NON BASTA LAUREA. Il concorso resta 'generalista', alla futura toga, cioe', si chiede una conoscenza di tutte le branche del diritto, e di 'secondo grado'. In altri termini, potra' partecipare alle prove solo chi vanta titoli ulteriori rispetto alla laurea. Ma in compenso non ci sono piu' limiti di eta'. Nelle commissioni d'esame, al fianco di giudici e docenti universitari, saranno presenti anche avvocati.

 

CAMBIO FUNZIONE MA IN ALTRA REGIONE. Per non piu' di quattro volte in tutto, i magistrati potranno cambiare funzione, passando da giudice a pm o viceversa. Ma dovranno trasferirsi in una regione diversa. L'incompatibilita' territoriale e' attenuata quando un giudice del civile diventa pm o un pm chiede di passare al civile: in questo caso, non varra' l'obbligo di cambiare regione, ma solo provincia.

 

VERIFICHE PERIODICHE. I magistrati ogni 4 anni saranno sottoposti a valutazione di professionalita' (che spetta al Csm), che non potra' pero' in nessun caso avere a oggetto l'attivita' di interpretazione del diritto o di valutazione del fatto o delle prove. Tra l'altro, fino alla prima valutazione, i magistrati non potranno mai svolgere funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di gip o di gup.

 

LICENZIAMENTO DEI FANNULLONI. La valutazione negativa ripetuta piu' volte potra' portare anche al licenziamento dei magistrati negligenti.

 

INCARICHI A TEMPO. Tutti gli incarichi (direttivi e semidirettivi) sono temporanei e dureranno 4 anni (rinnovabili per altri 4). E' necessaria la valutazione favorevole del Csm. Ai magistrati con piu' di 71 anni d'eta' non potranno essere affidati incarichi direttivi nuovi.

 

TUTTI A SCUOLA. La scuola superiore della magistratura mantiene competenza 'in via esclusiva' per cio' che riguarda la formazione e l'aggiornamento di giudici e pm. Tra gli organi, spariscono i comitati di gestione, spuntano il segretario generale e i responsabili di settore. Il comitato direttivo della scuola sara' formato da 7 magistrati, 3 universitari e 2 avvocati. La nomina spetta in parte al Csm e in parte al ministro della Giustizia (un giudice, due docenti e due avvocati). Per le toghe sara' obbligatorio frequentare corsi di specializzazione e aggiornamento.

 

LA PAGELLA LA DA' IL CSM. Il tirocinio da 24 scende a 18 mesi, con 6 mesi di scuola. Cambia il procedimento di valutazione finale: ora sara' il Csm a esprimere il giudizio di idoneita' al conferimento di funzioni giudiziarie tenendo conto delle tre relazioni (una per ogni sessione di tirocinio) e della relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della scuola.

 

AVVOCATI NEI CONSIGLI MA CON MENO POTERI. Nei consigli giudiziari ci saranno anche gli avvocati, ma solo elettivi. E dunque non saranno abilitati a partecipare alla valutazione dei magistrati. Il presidente dell'ordine degli avvocati del capoluogo di distretto, insomma, non sara' piu' componente di diritto. Cambiano le regole per l'elezione dei togati. In seno ai consigli giudiziari saranno istituite sezioni autonome relative ai giudici di pace.



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