Romano Prodi blinda l'accordo
La sinistra: "Sarà battaglia"
Il portavoce Sircana: "Nessun passo indietro, il protocollo non è emendabile". Ma la sinistra radicale non ci sta e promette un 'autunno caldo' in Parlamento
Roma, 28 luglio 2007 - Nessun passo indietro. Romano Prodi non ci sta a consegnare la vittoria dell'ultimo round sul welfare alla sinistra radicale e ad essere descritto come messo all'angolo dal pressing dei quattro ministri che ieri ha visto a colazione. Erano stati proprio Bianchi, Mussi, Ferrero e Pecoraro Scanio ad assicurare, lasciando Palazzo Chigi, l'apertura del premier alla possibilità di modificare il protocollo. Ma a fare i distinguo, e a surriscaldare il clima già arroventato dell'ultimo sabato di luglio, ci pensa una nota ufficiale del Governo che non lascia spazio ai dubbi e fa infuriare la sinistra, che ora promette un 'autunno caldo' in Parlamento.
"Nessun passo indietro, come titola oggi enfaticamente qualche giornale, da parte del presidente Prodi sul protocollo sul welfare", puntualizza la nota firmata dal portavoce Silvio Sircana. Di più: "Il presidente, nel corso dell'incontro di ieri ha confermato quanto già scritto nella lettera al segretario generale della Cgil, resa nota nei giorni scorsi, ribadendo la sostanziale non emendabilità del protocollo".
Insorge il Prc. Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, non nasconde il disappunto per la precisazione di Palazzo Chigi e annuncia per l'autunno "una grande battaglia politica in Parlamento e nel Paese", che coinvolgerà anche i cittadini: "chiederemo agli elettori dell'Unione di far sentire la loro voce per bilanciare e sconfiggere queste spinte neocentriste".
In serata il ministro incalza: Prodi "faccia il presidente della coalizione e non solo del Partito Democratico".
Alza la posta il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, che annuncia l'apertura di "un conflitto", dal cui esito dipenderà il voto del Prc in Parlamento. E sul tavolo, Giordano mette anche le pensioni: "E' inutile - ammonisce - continuare a nascondersi dietro un dito. Stiamo all'essenziale e asteniamoci dal valzer delle mezze aperture e delle nette chiusure. Su pensioni e mercato del lavoro c'è un contrasto aperto nella maggioranza".
Sale sulle barricate anche il Pdci. Se Alessandro Bianchi, coerente con il suo ruolo di ministro tecnico, sceglie di non commentare lo scontro politico, non perdono l'occasione i capigruppo comunisti di Camera e Senato. Il presidente dei deputati del Pdci, Pino Sgobio, assicura "battaglia in Parlamento per modificare questo pessimo accordo" e la senatrice Manuela Palermi avverte: "Se Prodi pensa che fa un accordo e lo manda al Senato o alla Camera senza che sia emendabile ha capito male. L'accordo sul Welfare è quanto di peggio questo governo poteva fare: diventa quasi impossibile sostenere un governo che fa politiche sociali di questo tipo".
Si richiamano alla sovranità delle Camere i Verdi, con il capogruppo a Montecitorio, Angelo Bonelli, e il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, che rivendica il diritto del Parlamento a "migliorare il testo soprattutto nella lotta al precariato". Sottolineando, nello stesso tempo, che "l'Unione ha il dovere di trovare un'intesa, per rispettare il voto dei propri elettori, per dare risposte a milioni di giovani precari e perché una rottura sarebbe un regalo a Berlusconi ed alle destre che vorrebbero un mercato del lavoro privo di garanzie". E Cesare Salvi, senatore Sd, già questa mattina annunciava che non avrebbe votato il pacchetto Damiano "così com'è. Fiducia o non fiducia".
Ad abbassare i toni, interviene in serata il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che pur difendendo il protocollo, ammette che un accordo tra governo e parti sociali "è fatto di concertazione, e naturalmente lo si può scrivere meglio nel momento in cui si traduce in legge, per dissipare eventuali timori o incomprensioni. Il Parlamento è sovrano - sottolinea Damiano al Tg3 - e potrà decidere autonomamente quali ulteriori valutazioni e modifiche apportare a un accordo".
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