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A cura di
Matteo Leonelli
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01/08/2007 13:32
DOLCE VITA ROMANA

Scandalo Mele, stop di Casini
"Mogli vicine? Sciocchezze"

Il leader Udc stronca i ricongiungimenti dopo la gaffe di Cesa. L'irritazione di Bertinotti: "Aiuto ai deputati? un'idea immorale"

Cosimo Mele, parlamentare Udc ROMA, 1 agosto 2007 - "Sciocchezze". E’ tutta qui, la linea del capo e quindi dell’Udc. Non c’è bisogno di girarci attorno: Pier Ferdinando Casini lo dice chiaro e tondo che la pensata di Lorenzo Cesa è una grossa stupidaggine, per parlare come l’Accademia della Crusca.

Figuriamoci: soldi in più a deputati e senatori fuori sede per permettere a figli e mogli di raggiungerli nella capitale, evitando così che cadano in tentazione. Ma quando mai: «L’idea di un indennizzo per il ricongiungimento familiare per i parlamentari non esiste. Non esiste perchè il segretario dell’Udc non l’ha mai proposta e non esiste perchè è una sciocchezza».

 

Il leader centrista cerca di mettere una pietra tombale su un episodio che, nell’immaginario collettivo, rischia di oscurare la causa scatenante dello scivolone: la notte brava dell’oramai ex centrista Cosimo Mele. E’ quasi costretto a farlo perché - nel frattempo - la questione stava diventando ingestibile: la sensazione palpabile che il segretario del suo partito fosse in fuga dal buon senso la dà l’intervento di Bertinotti a metà mattinata che definisce la proposta un «privilegio parlamentare del tutto incompatibile con la morale pubblica».

 

HA BISOGNO di dissipare un bel po’ di dubbi, l’ex presidente della Camera, che ci mette subito una toppa cui segue quella dello stesso Cesa: «Le mie parole sono state alterate, l’Udc non chiede privilegi ma difende l’unità della famiglia». E poi il leader centrista ci torna su in tivù all’ora di cena quando, ospite di "Otto e mezzo" su La7, prima ammette di sentirsi in imbarazzo per la vicenda Mele («provoca tristezza: l’unica cosa positiva che ha fatto è stata di dimettersi dal partito») quindi ripete che è tutto un grosso abbaglio: «Il segretario del mio partito ha fatto una riflessione più o meno felice sulla solitudine dei parlamentari, ma è chiaro che nessuno pensa di aumentare lo stipendio dei politici».

 


Cesa colto in errore, dunque. E non poteva essere diversamente: le critiche piovono da destra e da sinistra. Unanimi. Come si fa, si chiede Bertinotti a fare una proposta simile quando «la Camera è impegnata in uno sforzo comune per ridurre i costi e intervenire per mettere mano a storture e concorrere a ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni».

Ha proprio ragione il presidente della Camera, rilancia il dipietrista Borghesi, l’ipotesi «è contro ogni etica». E’ «un’assurdità» chiosa il comunista Sgobio, mentre Vladimir Luxuria (Prc) fa sapere che la sua «preoccupaziene per i ricongiungimenti familiare riguarda i migranti, non sicuramente i parlamentari che possono già usufruire di viaggi gratuiti per vedere, quando vogliono, la propria famiglia». Se Pisicchio osserva che i deputati «non sono trivellatori di petrolio in mezzo all’oceano», la verde Balducci definisce «maschilista» la proposta. E l’ulivista Laratta ironizza sul test tossicologico per i parlamentari fissato per oggi dall’Udc: «Farebbe bene a promuovere un test sulla stupidità di molti eletti alla Camera».

 


Schiaffoni bipartisan, dicevamo. «Bisogna recuperare un po’ di serietà — avverte il leghista Cota — le parole del segretario dell’Udc hanno dell’incredibile. Bisogna prendere le distanze di fronte a ragionamenti che rendono incomprensibile alla gente il mondo della politica». Non va per il sottile Gasparri (An): «Forse Cesa era rimasto troppo in aula e non aveva colto gli umori della gente che vive fuori dal Palazzo». Cerca invece la poesia il forzista Galan che consiglia al segretario Udc l’ascolto dell’opera omnia di Fabrizio De Andrè, da «Bocca di Rosa in poi».



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