Roma, 14 settembre 2007 - «Faccia quel che vuole». Il premier Romano Prodi va dritto per la sua strada e, alla netta chiusura di ieri del leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi, al dialogo sulle riforme e la legge elettorale, replica con un secco: Berlusconi si dice indisponibile al confronto? «Faccia quel che vuole». Poi, il presidente del Consiglio non nasconde il suo ottimismo su come sta procedendo la costruzione della Finanziaria: «Stiamo lavorando bene, intensamente e in armonia e andiamo avanti così».
Dopo un iniziale 'disgelò tra maggioranza e opposizione all'indomani del patto di Gemonio che aveva di fatto aperto la strada al dialogo tra Cdl e Unione sulla legge elettorale, la nomina di Fabiano Fabiani nel cda della Rai al posto di Petroni reinnesca le polemiche tra i due schieramenti. Dure le dichiarazioni con cui Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, replica a sua volta a Prodi: «Con le sue parole, Prodi conferma ancora una volta che questo governo e questa sinistra hanno l'intenzione di prendersi tutte le cariche e tutte le poltrone possibili e mai quella di dialogare con l'opposizione. In questo modo però il treno di Prodi non va verso Bologna ma verso lo sfascio economico e politico del Paese».
Getta acqua sul fuoco il capogruppo dell'Udeur alla Camera, Mauro Fabris: «Le polemiche quotidiane non devono bloccare le riforme di sistema, a cominciare dalla legge elettorale». Ma Maurizio Gasparri (An) non lascia nessuno spiraglio: «Dialogare con il governo su riforme o legge elettorale è impossibile dopo le prevaricazioni ai danni dell'opposizione. Prodi più perde consenso più viola i principi fondamentali della democrazia. Il caso Rai è il più grave, ma non l'unico. Non c'è spazio per confronti. La risposta la darà anche la piazza con la manifestazione di An del 13 ottobre».
E l'azzurro Antonio Tajani rincara la dose: «Prodi vive una realtà diversa da quella degli italiani. La situazione dell'economia è negativa e l'Europa infila il dito nella piaga dicendo che i conti pubblici rischiano di saltare; il governo non ha una maggioranza che lo sostiene e Prodi è prigioniero della sinistra che manifesta contro di lui. Non si può dialogare con un governo che non decide e pensa solo ad occupare tutti gli spazi». Infine, il segretario della Democrazia cristiana per le autonomie, Gianfranco Rotondi, chiosa: «Non ci sono le condizioni per riforme condivise, quindi non ci sono condizioni per nessuna riforma».
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