Roma, 6 ottobre 2007 - "Si sta facendo torbido in modo preoccupante il rapporto tra la politica e la magistratura e tra la politica e il sistema radio-televisivo. È una condizione che nella crisi della politica il Paese e le Istituzioni non si possono permettere. C'è bisogno di mettere fine a queste pericolose turbolenze per riacquistare una trasparenza di rapporti".
Fausto Bertinotti interviene sui rapporti tra politica e informazione chiedendo un salto di qualità a istituzioni e media: «Di tutto c'è bisogno, tranne che di censure. Discutiamo della missione del servizio pubblico e lasciamo a chi dirige le impegnative trasmissioni di attualità la libertà e la responsabilità di condurle. La politica riacquista autorevolezza dimostrando di saper pensare in grande».
Il presidente della Camera ammonisce che «nessuno deve essere messo alla gogna», ricorda che «il diritto di criticare la politica nelle sue manifestazioni in particolare è una prerogativa senza la quale un sistema informativo perde la sua validità» e riconosce che «il servizio radio-televisivo è un realtà importante e delicata di questo sistema» e invita a cogliere la discussione del ddl Gentiloni come occasione «per avviare nel Paese, con il coinvolgimento delle forze della cultura, degli intellettuali, degli operatori dell'informazione, delle forze politiche e sociali, un dibattito sul ruolo del servizio pubblico in questa difficile fase di transizione che il Paese sta vivendo».
Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, chiede invece al cda Rai «più che le dimissioni, il perchè non si fanno trasmissioni sull'ambiente, come mai non si fanno iniziative sul sociale, come mai non riusciamo a garantire una televisione che abbia un vero pluralismo tematico e di innovazione. Il problema non è certo di garantire che ci siano trasmissioni che possono anche in modo forte criticare il potere».
Dall'opposizione, Maurizio Gasparri parla delle accuse a Mastella dicendo che «il Paese è ostaggio della faida interna al centro sinistra, tra giudici, politici, anchormen», ma è ancora dalla maggioranza, con Giogio Merlo, vicepresidente Margherita della Vigilanza Rai, che parte una stoccata a Viale Mazzini: «Santoro o Floris che esercitano la loro professione in Rai nella più completa e totale autonomia editoriale e senza alcuna censura, com'è persin ovvio rilevare. Il nodo politico è quello di un Cda che di fronte a palesi violazioni delle norme più elementari di un servizio pubblico, si limita ad applaudire e a complimentarsi. Sino a quando dobbiamo assistere a questo curioso ed inquietante spettacolo?».
Un cerchio blu notte con l'indicazione 'liberal democratici" in alto, l'abbreviazione in maiuscolo 'LD' al centro e un tricolore in basso con la scritta 'per il rinnovamento'. Questo il simbolo del movimento presentato da Lamberto Dini