Roma, 25 ottobre 2007 - La Corte Costituzionale ha dichiarato in parte illegittima la legge Boato sull'utilizzazione delle intercettazioni di parlamentari. In particolare la Consulta ha bocciato i commi 5 e 6 dell'art.6 della legge 140 del 2003 nella parte in cui prevede, in caso di negata autorizzazione da parte della Camera di appartenenza, un divieto generale di utilizzazione delle intercettazioni anche nei confronti di terze persone a colloquio con il parlamentare anzichè soltanto nei confronti del parlamentare, e impongono la distruzione immediata delle stesse.
In particolare, si legge in una nota "la mancata autorizzazione della Camera o del senato all'uso di intercettazioni telefoniche cosiddette indirette, e cioè occasionali, che coinvolgano un parlamentare, non può comportare l'obbligo della loro distruzione immediata». La Corte Costituzionale ha accolto una questione di costituzionalità sollevata dal giudice per le indagini del Tribunale di Torino, che «contestava non già la necessità dell'autorizzazione parlamentare per l'utilizzo (anche) di tali intercettazioni, bensì l'ampiezza del divieto alla loro utilizzazione e alle sue conseguenze, quando l'autorizzazione venga negata».
La Corte «ha perciò dichiarato parzialmente incostituzionali i commi 5 e 6 dell'art. 6 della legge 140 del 2003, per violazione dell' art.3 della Costituzione, sotto il profili dell'eguaglianza e della ragionevolezza, nella parte in cui, quando l'autorizzazione all'utilizzo sia stata negata dalla camera cui appartiene il parlamentare occasionalmente intercettato, prevedono un divieto generale di utilizzazione delle intercettazioni anche nei confronti di terzi, anzichè soltanto nei confronti del parlamentare stesso, e impongono la distruzione immediata di esse».
Un cerchio blu notte con l'indicazione 'liberal democratici" in alto, l'abbreviazione in maiuscolo 'LD' al centro e un tricolore in basso con la scritta 'per il rinnovamento'. Questo il simbolo del movimento presentato da Lamberto Dini