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Tanzi jr tira la cinghia: impiegato a 2mila euro

Dopo il crac della Parmalat nuova vita per il figlio di Calisto Tanzi, Stefano. Da presidente del Parma Calcio ora è un dipendente delle Ceramiche Ricchetti in provincia di Reggio Emilia: si occupa dei colloqui per le assunzioni

Stefano Tanzi Casalgrande (Reggio Emilia), 1 novembre 2007 - Dagli ingaggi multimilionari di Buffon, Thuram e Cannavaro allo stipendio da ‘quadro’, a occhio e croce un po’ più di duemila euro al mese. Dalle Coppe europee alzate al cielo in diretta mondovisione fra urla di gioia al silenzio di un ufficio normalissimo. Dalle trattative per acquistare costosissimi assi della pedata come l’argentino Veron o il colombiano Asprilla alle carte e al computer da impiegato.

 

Così è cambiata la vita di Stefano Tanzi. Figlio di Calisto, per decenni patron del gruppo Parmalat, da lunedì Tanzi junior è un dipendente delle Ceramiche Ricchetti. Sede principale a Sant’Antonino di Casalgrande, nel reggiano, il gruppo Ricchetti è quotato in Borsa (capitalizza poco più di novanta milioni di euro), ha duemila dipendenti sparsi in Italia e negli stabilimenti all’estero, con un fatturato che sfiora i 280 milioni di euro. Il gruppo fa capo ad Oscar Zannoni, uno dei grandi della mattonella: già presidente di Assopiastrelle (oggi Confindustria Ceramiche), Zannoni, emiliano simpaticamente ruvido, un tipo che sarebbe piaciuto a Giovannino Guareschi, ha solide amicizie in terra parmigiana. Forse lì è nata l’idea di offrire una chance al rampollo di casa Tanzi.

 

Chi è. Oggi non ancora quarantenne, Stefano è entrato nel Guinness dei primati nella seconda metà degli anni Novanta: quando, per volere del padre, diventò presidente del Parma Calcio. Era il presidente più giovane del calcio italiano ed europeo. Un ragazzino in mezzo a giganti come Silvio Berlusconi, Massimo Moratti, il romanista Sensi, il chiacchierato laziale Cagnotti, i boss juventini Moggi e Girando, eccetera. Una carica accettata dal diretto interessato senza troppo entusiasmo. «Sinceramente non sono mai stato un maniaco del pallone — raccontò Tanzi junior in una intervista —. Ma non potevo opporre un rifiuto alle sollecitazioni di famiglia».

 

Il figlio di Calisto è sempre stato molto riservato. Timidissimo, per lui una conversazione con il cronista era una sorta di tortura cinese. In certi incontri a Collecchio o in un ristorante vicino al Palazzo dello Sport, soppesava le parole. Aveva il timore di esagerare e non amava apparire. Alla fine dei colloqui con il giornalista, colloqui dedicati a faccende sportive, si raccomandava con garbo: «Sei sicuro che sia il caso di pubblicare? E comunque la tal cosa che ho detto sul tal giocatore cancellala, voglio stare alla larga dalle polemiche, dai clamori». Insomma, un ragazzo sobrio, educato all’antica. Forse costretto a vivere una esistenza che non amava. Dipendesse da me, aveva spiegato, sarei andato a lavorare all’estero. Sognava l’Irlanda e l’Australia. Dava l’idea di considerare con una punta di fastidio gli eccessi del pallone. Di altri eccessi, chissà se sapeva.

 

Sul campo, il ‘suo’ Parma ha marciato alla grande: il piccolo Tanzi si era creato anche qualche nemico, all’interno della struttura del gruppo paterno. Infatti aveva voluto circondarsi di dirigenti giovani, persone che appartenevano alla sua stessa generazione: dal direttore generale Michele Uva al team manager Giorgio Bottaro. E i risultati erano arrivati: il Parma di Junior ha sfiorato lo scudetto nel 1997 (secondo posto alle spalle della Juventus di Lippi e Zidane) e ha vinto la Coppa Uefa. Stefano, il presidente baby, ha messo a disposizione dei suoi allenatori (da Carlo Ancelotti al ruspante Malesani, passando per Arrigo Sacchi e Renzo Ulivieri) il fior fiore del calcio internazionale.


Poi, c’è stato il crac di Parmalat. La grande tragedia del 2003. I bond non rimborsati. La scoperta di truffe gigantesche. I bilanci taroccati. L’intervento della magistratura. L’ira funesta di risparmiatori turlupinati. E i processi: che hanno coinvolto non solo papà Calisto, ma la del famiglia intera, o quasi. Stefano compreso.

 

Cosa farà. Ai dirigenti del Gruppo Ricchetti, l’ex presidente di Buffon e Cannavaro è stato presentato con la qualifica di collaboratore del capo del personale. In particolare, Tanzi junior dovrà occuparsi dei colloqui per le assunzioni. I nuovi colleghi lo hanno riconosciuto subito: l’hanno visto in televisione e sui giornali. Ma nessuno ha fatto riferimento alle vicende passato, calcistiche o giudiziarie che siano. Nemmeno l’impiegato della Ricchetti che candidamente confessa: «Io con il tracollo della Parmalat ci ho rimesso diecimila euro».

dall'inviato Leo Turrini

 

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