Roma, 4 novembre 2007 - Il Capo dello stato, Giorgio Napolitano, deponendo stamane una corona sull'Altare della Patria la tomba del milite ignoto, ha dato il via alle celebrazioni della giornata dedicata all'Unità nazionale e alle Forze Armate. Ad accompagnarlo c'erano, tra gli altri, il ministro della Difesa Arturo Parisi, e il Capo di Stato Maggiore, ammiraglio Giampaolo Di Paola. Presenti anche tutte le più alte cariche dello Stato: i presidenti del Consiglio, Romano Prodi, del Senato Franco Marini, della Camera, Fausto Bertinotti. La deposizione è avvenuta mentre sorvolava la pattuglia delle Frecce Tricolori.
"Ci si richiede un nuovo sforzo di coesione nazionale e un concreto impegno per garantire la pace anche al di fuori dei confini della stessa Europa, per contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale". È quanto ha sottolineato il Presidente della Repubblica nel suo intervento in occasione delle cerimonie per la giornata dell'unità d'Italia e festa delle Forze Armate.
"Garantire la sicurezza internazionale, prevenire e superare crisi e conflitti in aree vicine e lontane - ha spiegato il Presidente - costituisce una responsabilità cui non possiamo sottrarci, che non possiamo, nè come cittadini italiani nè come europei delegare ad altri"
"È in questa luce che dobbiamo vedere il ruolo attuale delle Forze Armate. Esse già da anni fanno fronte alla minaccia del terrorismo internazionale e a molteplici fenomeni di instabilità e di guerra regionale. Lo strumento militare va visto come una componente, solo una componente del ben più ampio e articolato dispositivo multidisciplinare che occorre attivare nelle aree di crisi: ma non può essere in alcun modo sottovalutato nella sua necessaria dimensione e natura specifica".
"Solo così l'Italia ha potuto e potrà fare la sua parte nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, in stretto rapporto con i partner dell'Unione Europea e della Nato. In questo momento, oltre 8.000 soldati, marinai, avieri, carabinieri e finanzieri operano al di fuori del territorio nazionale, in teatri di crisi che vanno dai Balcani al Medio Oriente all'Afghanistan".
Nel suo discorso, dopo aver ricordato i giorni, 90 anni fa, dell'eroica battaglia del Piave e "il coraggioso impegno nella guerra di liberazione" dal nazifascismo, Napolitano ha aggiunto: "quelle vicende appaiono oggi molto lontane".
"Nel cuore dell'Europa e poi via via in tutto il continente - ha proseguito - si è costruito un solido assetto di pace, l'unità territoriale e politica del nostro paese è stata posta al riparo da ogni minaccia diretta, i nostri confini fanno ormai tutt'uno con i confini dell'Unione Europea. Ma le conquiste di benessere, e di progresso sociale e civile, raggiunte nell'Italia repubblicana sono messe alla prova e vanno consolidate in una società sempre più complessa, aperta e multiculturale, in un mondo segnato dalla competizione globale. E la pace di cui gode l'Europa unita non può farci ignorare o trascurare le tensioni che attraversano la comunità internazionale e che ci stringono da vicino".
Dopo aver ricordato le "preoccupazioni" attuali che nascono dalle aree di crisi nello scacchiere internazionale - dall'Afghanistan all'Iraq, dall'Iran ai Balcani al Medio Oriente - per Napolitano "è nostro dovere prepararci a fronteggiare ciascuna di queste possibili emergenze; è dovere comune di tutti coloro che hanno vivo il senso della responsabilità e del prestigio dell'Italia dare prova di unità nel vigilare, e nel ricercare le strade che meglio possono garantire la sicurezza e condurre alla pace".
Non a caso il Capo dello Stato ha detto di apprezzare e condividere "gli sforzi che il ministro della Difesa ed i vertici militari stanno producendo per rafforzare e affinare ulteriormente lo strumento militare, affinchè possa assolvere al meglio le tante missioni assegnateci, pur nella piena consapevolezza dei condizionamenti imposti dalle limitate risorse a disposizione".
"Questo - ha sottolineato Napolitano - è stato l'orientamento chiaramente espressosi nelle recenti riunioni, da me presiedute, del Consiglio Supremo di Difesa. Non possiamo venir meno a quel livello di presenza e operatività militare che è lecito attendersi da un paese che è tra i quattro maggiori dell'Unione Europea".
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