Roma, 19 novembre 2007 - Il nuovo partito di Berlusconi ha come prima conseguenza il rischio frattura nell'Udc. "L'Udc non c'è e non c'era neanche prima" dice subito Cesa; "Dobbiamo scioglierci e concorrere alla nascita di questo partito popolare italiano", insiste Giovanardi.
CESA 'NULLA DI NUOVO'
L'Udc chiude le porte al Partito del Popolo della libertà lanciato da Silvio Berlusconi: "L'Udc non c'è e non c'era neanche prima", ribadisce il segretario centrista Lorenzo Cesa che, tuttavia, apprezza l'apertura del leader di FI a un dialogo sulle riforme: "Ci fa piacere che Berlusconi abbia aperto a una nuova fase, chiedendo anche lui come facciamo noi da un anno, la riforma della legge elettorale nel senso che noi volevamo, cioè il sistema tedesco. Questo ci fa molto piacere, si apre una nuova fase".
Cesa frena anche sulla portata della novità annunciata ieri da Berlusconi: "Non vedo grandi cambiamenti, perché chiamare un partito Forza Italia o Partito del popolo della Libertà, con il leader che è sempre Berlusconi, cambia poco. Per noi l'interlocutore resta lui". Quanto alla possibilità che la nuova formazione possa erodere consensi agli alleati, Cesa taglia corto: "Non penso".
GIOVANARDI: "CONCORRIAMO AL NUOVO PARTITO"
«Dobbiamo concorrere alla nascita di questo partito popolare italiano, esattamente come avviene oggi in Europa, dove siamo tutti insieme nel PPE. Dobbiamo quindi concorrere nel centrodestra a realizzare quello che il partito democratico ha già fatto nel centrosinistra».
Carlo Giovanardi apre al progetto di Silvio Berlusconi e, intervistato dal quotidiano online 'Affaritaliani.it', aggiunge che «l'Udc dovrebbe certamente sciogliersi, perchè non possiamo rimanere fermi davanti a un processo di aggregazione che è avvenuto nel centrosinistra, continuando con le liti attuali».
Se Casini e Cesa dicessero no «dovrebbero spiegare che cosa fare di fronte a una realtà elettorale del 30 per cento dei cittadini che guardano con favore a questa ipotesi. E i più convinti sono proprio i nostri elettori. Se non si concorre a questo, l'Udc chi rappresenta?. Io - aggiunge - intendo concorrere a questa esperienza, con i tempi e i modi che devono essere studiati».
Con un sistema elettorale alla tedesca il partito promosso da Berlusconi potrebbe essere la nuova Dc? «Noi popolari-liberali abbiamo fatto il convegno a Verona e abbiamo chiesto a Berlusconi proprio di rompere gli indugi e di muoversi. Non è il partito di Berlusconi, che oggi c'è e domani non più. Nasce il partito popolare come quello spagnolo e la Democrazia Cristiana tedesca. Berlusconi lo promuove e tutti devono concorrere. Sono i partiti marginali che svolgono il ruolo di ago della bilancia. In Germania i liberali si sono alleati a volte con la destra e a volte con la sinistra. Ma i grandi partiti popolari sono alternativi alla sinistra, come avviene in Spagna, in Grecia e in Francia. Poi ci sono momenti straordinari in cui si arriva alla grande coalizione. Non sono l'ago della bilancia. In Germania c'è stata l'eccezione che conferma la regola».
BACCINI. "CI INTERESSANO LE RIFORME
Al nuovo partito lanciato da Silvio Berlusconi "non siamo interessati. Siamo interessati alle riforme". Mario Baccini, Udc, commenta così gli annunci del Cavaliere e in questo senso considera positiva la sua apertura sulla legge elettorale.
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