La Lega ha portato al tavolo la sua proposta, elaborata da Calderoli, che prevede un proporzionale con indicazione del premier e della coalizione. Maroni: "Se passa il referendum, andremo al voto da soli" Commenta
Roma, 29 novembre 2007- Nessun accordo sulla legge elettorale tra il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, e la Lega. Al termine dell'incontro a Montecitorio, il presidente dei deputati del Carroccio, Roberto Maroni, spiega che la Lega ha portato sul tavolo della consultazione una sua proposta, elaborata dal senatore Roberto Calderoli, presente all'incontro insieme al vicepresidente dei deputati Andrea Gibelli.
"Non abbiamo raggiunto nessun accordo - osserva Maroni - non ci pare che la nostra proposta sia stata accolta con grande entusiasmo". La modifica del sistema di voto messa a punto da Calderoli prevede un proporzionale (75% dei seggi attribuito con collegi uninominali e 25% alle liste di partito) con indicazione del premier, della coalizione e del programma con uno sbarramento "serio" su base nazionale e uno su base territoriale. Prevede anche un codice deontologico che impegna il governo e i partiti che lo sostengono a rispettare il programma.
"Riteniamo - ha spiegato Calderoli - che questa proposta possa essere condivisa dalla gran parte della forze del Parlamento. Non sarà la migliore per Berlusconi ma può ottenere il suo consenso e poi può piacere anche all'Udc perché è più vicina al modello tedesco di quanto non lo sia il Vassallum".
Calderoli ha fatto sapere di aver portato la sua proposta anche in conferenza dei capigruppo al Senato e che "il presidente Marini si è impegnato a calendarizzarla per l'Aula già dalla prossima settimana o da quella successiva".
IPOTESI REFERENDUM
Se si dovesse svolgere il referendum e la consultazione popolare dovesse avere un esito positivo, in quel caso la Lega «correrà da sola». Così il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Maroni, risponde ai giornalisti nella conferenza stampa al termine dell'incontro con Walter Veltroni.
Se dovesse passare il referendum, chiedono i cronisti, Silvio Berlusconi sarebbe ancora il leader del centrodestra? «Ognuno correrà per conto suo», ribadisce Maroni.
ALTRI INCONTRI
Oliviero Diliberto dopo il colloquio con il leader Pd si trincera dietro un diplomatico «sono soddisfatto. È stato un incontro franco e costruttivo», mentre Lamberto Dini, sempre dopo il suo turno al tavolo del confronto, ribadisce: «Noi non chiediamo niente. Ma se più parti politiche della maggioranza chiedono una verifica di governo, la decisione deve prenderla il presidente del Consiglio. Aspettiamo le sue decisioni. Noi appoggiamo sempre quello che il presidente del Consiglio decide».
Ma ad agitare le acque in tema di riforme e di riflesso sulla tenuta della maggioranza e del governo è un'intervista rilasciata dal braccio destro di Veltroni, Goffredo Bettini, che ha fatto infuriare l'Udeur di Clemente Mastella. «I punti di convergenza con le nostre proposte possono essere molti - ha detto Bettini - un'intesa sulle riforme e sulla legge elettorale con Berlusconi è possibile».
Parole che non piacciono a Clemente Mastella, che ha convocato un'ufficio politico del 'Campanilè annunciando battaglia. «Bettini ha detto ad alta voce ciò che è già chiaro - spiega senza mezzi termini il capogruppo dell'Udeur a Montecitorio, Mauro Fabris - il Pd per crescere ha bisogno di una legge elettorale liberticida, che ammazzi tutti e lasci in piedi solo il Pd nel campo del centro sinistra ed eventualmente il nuovo partito di Berlusconi nel campo del centro destra».
L'ufficio politico dell'Udeur, chiarisce Fabris, «deciderà se si può continuare o meno una collaborazione in un'alleanza che mira a distruggere tutti gli alleati». «Se questa è la prospettiva - è il messaggio dell'Udeur - il Pd dovrà anche dire come pensa di raccogliere quel 51% che in futuro gli possa servire per governare il Paese».
Una decina di deputati ha fatto un blitz nella sala della Lupa dove si ricordava il bicentenario dell'"Eroe dei due mondi". Bertinotti: "Ognuno è libero di esprimersi". Presentato un libro in cui Garibaldi lamentava i costi della politica. Commenta