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Politica

IL BILANCIO DI FINE ANNO

Prodi: "L'Italia è uscita dalle emergenze"

Tradizionale conferenza stampa del premier: "Il Paese si è rimesso a camminare, ma resta la mancanza di fiducia e l'incertezza del futuro". Monito anche agli alleati 'riottosi': a gennaio nessuna verifica, nè rimpasti

la conferenza stampa di fine anno di Romano Prodi Roma, 27 dicembre 2007 - "L'Italia si è rimessa a camminare ed è uscita dalle emergenze". Da due anni la crescita di attesta intorno al 3%, è stato ripristinato l'avanzo primario e a fine anno il deficit si collocherà intorno al 2%, "cifra al di sotto di ogni previsione e che non si verificava dal precedente governo di centrosinistra". Non basta, alla fine della legislatura migliorerà anche il debito che scenderà sotto il 100% del Pil.


Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, chiude con ottimismo il 2007 e nella conferenza stampa di fine anno sottolinea che il Paese "si è rimesso a camminare" . Il 2007, ha affermato, potrà essere ricordato come l'anno "in cui è stato superato il problema dei conti pubblici". Resta, certo, "la mancanza di fiducia" e "l'incertezza verso il futuro», soprattutto resta un 'gap' nel mondo del lavoro tra un Nord a piena occupazione e un Sud dove «un lavoro pulito e onesto resta un sogno per molti". Tuttavia, ha ricordato Prodi, il tasso di disoccupazione in Italia è il più basso da 25 anni a questa parte e l'Italia vanta la migliore situazione in Europa.


Inoltre il governo prenderà "le decisioni per tutelare il potere d'acquisto degli stipendi» attraverso una «forte operazione fiscale per i salari medio bassi". "In Italia salari e stipendi hanno perso potere d'acquisto» e ora «ne risente negativamente lo sviluppo del Paese".

 
Prodi spera anche nel via libera al terzo pacchetto delle liberalizzazioni "alla ripresa dei lavori parlamentari".
Ricordando che il 2007 è stato l'anno dell'eliminazione del costo fisso per le ricariche dei cellulari, ha riconosciuto che le liberalizzazioni "non sono indolori per le categorie toccate" ma rappresentano l'unica strada per un graduale abbassamento dei prezzi. Uno dei problemi dell'Italia è infatti quello delle "rendite di posizione" e del "familismo corporativo" che frenano la concorrenza. Per questo, quello del governo sulle liberalizzazioni "è uno sforzo che non è finito".


La tassazione delle rendite finanziarie, poi - ha aggiunto - resterà nell'agenda del governo. "E' un programma quinquennale - ha detto - e sono passati solo 18 mesi...".


Continuerà anche la lotta del governo contro l'evasione fiscale: "Non meno di 20-21 miliardi di euro - ha detto il premier -sono dovuti al recupero dell'evasione fiscale, anche se per i dati definitivi dobbiamo aspettare ancora qualche settimana". Inoltre nel 2008 ci sarà la riforma degli enti previdenziali, nonchè della Pubblica amministrazione con la razionalizzazione e lo snellimento dei procedimenti burocratici.


Parlando di economia non è mancato l'accenno ad Alitalia, il cui dossier sarà domani al Consiglio dei ministri. Il governo - ha detto Prodi - "deve scegliere la migliore" e non terrà conto "nè delle proteste nè dei corporativismi" ma di quale sarà l'azienda che fornirà maggiori garanzie e legherà l'Italia a un piano di trasporti.

 

È un Prodi combattivo, quello che si presenta ai giornalisti per la tradizionale conferenza stampa di fine anno.
Riconosce che, in alcuni settori, non è riuscito a fare ciò che voleva, come nel caso del conflitto di interessi, ma rivendica i tanti risultati ottenuti. E mette in guardia sia gli avversari politici che gli alleati 'riottosi': a gennaio nessuna verifica, nè rimpasti. Si riparte dal programma e dal mandato consegnato dagli elettori: il governo cade solo se "abbattuto con il voto di sfiducia".

 

È proprio nella parte politica delle sue risposte che Prodi mostra tutta la sua determinazione: "Il governo si abbatte con il voto di sfiducia. Anche se non c'è la sfiducia costruttiva credo che tutti, anche Dini, facciano questa riflessione".

 

Dini, appunto: "Non capisco il suo atteggiamento - spiega -siamo stati eletti con un mandato, una coalizione, un  compito e questo il governo lo sta perseguendo". E ancora: "Se c'è voto di sfiducia alle elezioni ci si va prima, se non c'è voto di sfiducia alle elezioni non ci si va. A gennaio non c'è una verifica, parola di vecchio tipo che non adotto proprio perchè c'è un programma con cui ci siamo presentati alle elezioni e, salvo i cambiamenti della realtà, non cambiamo programma. Io andrò alla discussione con i partiti della coalizione partendo dal programma. Dobbiamo prendere sul serio l'impegno preso con l'elettorato. Non lo possiamo cambiare sulla base di sensazioni".

 

Quanto all'ipotesi di modificare la squadra di governo, Prodi rivendica che l'esecutivo "funziona". E se mai dovesse arrivare un voto di sfiducia, il Professore si tirerebbe fuori, ma avverte: qualunque nuovo governo dovrà avere il sì della Camera, dove l'Unione ha una forte maggioranza. Infine, la legge elettorale: il presidente del Consiglio torna a farsi garante dei 'piccoli', "mi sforzerò per una legge elettorale che garantisca anche le forze politiche minori", e scandisce che qualsiasi riforma "deve avere la più ampia rappresentanza parlamentare possibile".










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