Secca precisazione da parte della presidenza della Repubblica a seguito delle polemiche sulla possibilità di concedere la grazia a Bruno Contrada Commenta
Roma, 26 dicembre 2007 - Il caso Bruno Contrada non è ancora chiuso. La procedura per la concessione della grazia, avviata dal difensore dell'ex funzionario del Sisde, ha scatenato le polemiche. Ed oggi si è reso necessario l'intervento del capo dello Stato: "A proposito dell'intensificarsi di dichiarazioni e di appelli in merito al caso", il Quirinale "fa notare che il Presidente della Repubblica ha ben presente, di fronte a qualsiasi domanda di grazia, tutte le ragioni da prendere in considerazione, quanto stabilito dalla Corte Costituzionale e le procedure da rispettare".
L'intervento del presidente Napolitano arriva dopo dichiarazioni del ministro della giustizia Clemente Mastella, rilasciate ieri al radio giornale della Rai, rispetto ai tempi del provvedimento di clemenza, e dello stato di salute ormai compromesso di Contrada. Quelle parole hanno risvegliato il cosiddetto 'fronte dell'animafia'. Ed attraverso associazioni, circoli ed esponenti di riferimento, sono aumentate le voci di chi non può dirsi d'accordo con la scarcerazione di Contrada.
Il difensore dell'ex funzionario, l'avvocato Giuseppe Lipera, del Foro di Catania, che ha avviato ogni cosa, facendo leva sul codice, e sulle condizioni del suo assistito. Nelle scorse settimane, nel silenzio, il magistrato di sorveglianza aevva riggettato l'istanza per il differimento della pena. La discussione del ricorso al tribunale, in composizione collegiale, per la riproposizione della stessa istanza, si terrà a metà gennaio. "Tardi, troppo tardi", per i familiari di Contrada.
L'accusa formale per Contrada è di concorso esterno in associazione mafiosa. Quella di fatto lo colloca in un quadro ben più grave. L'ex funzionario del Sisde avrebbe iniziato i suoi rapporti con 'Cosa Nostra' tramite il conte Arturo Cassina, grande appaltatore palermitano, amico del boss Stefano Bontate.
Dopo l'uccisione di Bontate nel 1980, Contrada avrebbe mantenuto contatti con i nuovi potenti di Cosa Nostra, i corleonesi di Totò Riina. Lui ha sempre respinto ogni accusa: "Sono un uomo di Stato". Messo all'indice "per vendetta" da criminali che lui stesso aveva perseguito e fatto finire in carcere.
La vicenda giudiziaria
L'odissea di Contrada inizia con il giorno dell'arresto, il 24 dicembre 1992. In carcere rimase per trentuno mesi malgrado ricorsi presentati perfino alla Corte europea per i diritti dell'uomo. Il 12 aprile del '94 iniziò il primo processo a suo carico, e il 19 gennaio del '96, al termine di una requisitoria protrattasi per 22 udienze, il Tribunale inflisse all'ex poliziotto 10 anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Il verdetto di primo grado fu però ribaltato dalla Corte d'Appello di Palermo che nel 2001 assolse Contrada. Ma il 12 dicembre del 2002 la Cassasione riaprì il caso, annullando l'assoluzione e dispondendo un nuovo giudizio. La Corte d'Appello di Palermo, nel 2006, pronunciò la sentenza di condanna confermata in Cassazione il 10 maggio scorso.
"In questo momento di così grave angoscia per la vita di Bruno, non so pensare ad altro che alla speranza che egli torni presto a casa per finire i suoi giorni circondato dall'amore dei suoi familiari. Mi auguro che il Signore mi dia la forza di attenderlo!". Così afferma in un post sul sito internet dedicato a Contrada, la moglie Adriana. Raggiunta al telefono la signora è più chiara: "E' un servitore dello Stato. Per lo Stato ha rinunciato a tutto. Ai miei figli, ai nipoti, dicevo sempre che non bisognava disturbarlo perché era al lavoro, impegnato per il bene di tutti. Spero solo di rivederlo prima che muoia. Il carcere è una agonia".
Elisabetta Caponnetto, vedova del fondatore del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto, ribatte: "La grazia è un'ingiustizia rispetto a quelle persone che hanno perso parenti. Perdere qualcuno è come una malattia che non si può curare, staranno sempre male". Quanto a chi parla di pietà, Caponnetto afferma che anche "la pietà deve avere una graduatoria". Sulla stessa linea è Giovanna Maggiani Chelli, portavoce dell'associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili.
E se da una parte esponenti del centrodestra si schierano a favore di Contrada, dall'altra parte in ordine sparso si registrano "forti perplessità" e si consiglia di "percorrere strade alternative". Il dibattito è forte, ed i Radicali sottolineano: "La grazia non può essere messa ai voti, come sembrano voler fare le sconsiderate campagne di alcuni mezzi di informazione".
Forse anche rispetto a questa alternanza di sentimenti, il comico Beppe Grillo, sul suo blog scrive: "Mastella non si ferma neppure a Natale". E dopo un breve riassunto della vicenda, attacca: "Propongo uno scambio al ceppalonico: Vallanzasca al posto di Contrada. Vallanzasca almeno non era pagato da noi per delinquere nei servizi segreti e si è sempre esposto in prima persona".
in materia di differimento della pena, basato sulla gravità delle condizioni di salute dei condannati che stiano scontandola in carcere, è, com'è noto - spiega il comunicato - di esclusiva competenza della Magistratura di sorveglianza".
Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli"