Roma, 15 gennaio 2008 - Presidente Fini, scommetterebbe qualcosa sul successo del confronto per la riforma elettorale?
«Guardi, per abitudine non scommetto mai, neanche sulle cose che mi paiono certe, ma...».
Ma?
«Ma, obiettivamente, mi pare che si stiano confrontando posizioni difficilmente conciliabili».
Si riferisce ai modelli elettorali in campo?
«Non solo. Mi riferisco anche al fatto che Berlusconi, così come An e la Lega, si è sempre detto disponibile a varare una riforma in parlamento purché subito dopo si vada alle elezioni».
Ipotesi sempre più improbabile.
«Appunto. Diciamo la verità, io non sono così ingenuo da pensare che Veltroni possa dirlo apertamente, ma, se vuole giungere a un’intesa nell’interesse del Paese e del suo partito, qualche segnale dovrebbe mandarlo».
Invece?
«Invece, nulla. Tanto più che la legge elettorale, da sola, non basta: occorrerebbero riforme istituzionali conseguenti, ma anche su questo punto Veltroni ha detto che se ne parlerà nel corso della prossima legislatura».
A proposito, An è tornata a sostenere il semipresidenzialismo alla francese. E’ realistico?
«Mi consenta una battuta che mi è stata riferita da un amico di Parigi: in Italia discutono tutti con grande interesse del modello francese, in Francia discutono tutti con grande interesse della modella italiana».
Doppiamente fortunati, ’sti francesi.
«Decisamente. Comunque, per tornare alla domanda, le debbo dire che, anche se sia Veltroni sia Berlusconi ne parlano come della loro prima scelta, temo che in questa fase sia difficile che una simile riforma vada in porto».
Par di capire che lei dia per certo il fallimento del dialogo...
«Sto ai fatti, e i fatti dicono due cose: la prima è che non esiste un modello elettorale in grado di accontentare sia Prodi sia i partiti della maggioranza, per cui, se l’obiettivo è quello di tutelare in ogni caso il governo, il centrosinistra non potrà che annacquare ulteriormente la bozza Bianco».
Cos’altro dicono, i fatti?
«Che sarà comunque impossibile ottenere un modello elettorale che ci soddisfi al cento per cento e dunque, per accettare un compromesso, occorrerebbe una contropartita politica».
Tipo le elezioni immediate.
«Esatto. Ma c’è un terzo elemento che mi spinge al pessimismo».
Ossia?
«Berlusconi non intende pregiudicare l’unità del centrodestra, e quale che sia il modello finale, sarà molto difficile che possa andar bene a tutti noi».
Per la verità, sembra impossibile che, viste le posizioni in campo, si giunga ad una riforma in grado di accontentare sia An che l’Udc.
«Non c’è dubbio. Casini ha una posizione estrememente lineare: vuole il proporzionale puro e auspica un sistema in cui ciascun partito abbia le mani libere».
Mentre An...
«An non intede derogare al principio per cui premier e coalizioni vengono decisi dagli elettori con il voto e non dai partiti dopo le elezioni».
Dunque?
«Dunque, l’ipotesi del referendum è sempre più vicina».
Maroni giura che Berlusconi è contrario...
«In psicanalisi, quello di Maroni sarebbe considerato un caso di transfert: proietta cioè su Berlusconi le proprie aspirazioni».
Se il referendum dovesse passare, FI e An sarebbero indotte ad unirsi, no?
«Certo, e devo dire che, rispetto al discorso di San Babila, Berlusconi ha chiarito le proprie posizioni: ha bocciato il proporzionale e ha detto che l’unità del centrodestra deve passare per una discussione paritaria fondata su valori e programmi. Noi ci stiamo».
Bertinotti dice che il referendum aumenterebbe la frammentazione politica...
«Sul referendum si stanno dicendo molte falsità. C’è anche chi sostiene che i partiti farebbero finta di unirsi alle elezioni per poi tornare a dividersi in Parlamento».
Il rischio c’è.
«Sì, ma, come ha giustamente detto Franceschini, per evitarlo sarebbe sufficiente modificare i regolamenti parlamentari».
Una riforma da varare comunque?
«Assolutamente, sì».
Quanto durerà Prodi?
«Sta durando contro ogni logica, ma può cadere da un momento all’altro. ‘Ercolino sempre in piedi’ è solo un giocattolo: quando affondano i piedi in un terreno melmoso, gli uomini, prima o poi, cadono. Cadono sempre».
In caso di crisi, è ipotizzabile un govero istituzionale?
«No, in caso di crisi sono ipotizzabili solo le elezioni».
di Andrea Cangini
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