L'allarme è massimo: nel 2006 e 2007 gli italiani che riuscivano a sbarcare il lunario erano rispettivamente al 56,4% e 51,6%. E i salari medi sono inferiori del 25% a quelli francesi Commenta
Roma, 24 gennaio 2008 - Solo poco più di un terzo delle famiglie italiane, il 38,2% riesce ad arrivare alla fine del mese. Il dato assume toni ancora più allarmanti se paragonato a quello del 2006 e del 2007 quando la percentuale degli italiani che affermava di riuscire ad arrivare alla quarta settimana era pari rispettivamente al 56,4% e 51,6%.
E' il quadro tracciato dal Rapporto Italia 2008 dell'Eurispes secondo cui "è raddoppiata anche la percentuale delle famiglie che ricorre a prestiti personali (10% nel 2008 contro il 5% del 2007) o che deve utilizzare quel che oramai rimane dei risparmi familiari (26,1% vs 11%). In pochissimi, d'altronde, riescono a risparmiare ancora qualcosa alla fine del mese: 13,6% contro il 25,8% del 2007 e il 27,9% del 2005.
Rispetto allo scorso anno, la situazione economica delle famiglie italiane appare decisamente peggiorata: infatti il 32,1% degli italiani registra lievi segnali di peggioramento economico del proprio nucleo familiare (rispetto al 25,7% del 2007) e il 13,7% percepisce un peggioramento economico di più marcata entità (rispetto all'11% del 2007). In diminuzione il numero di quanti definiscono invariata la situazione economica della propria famiglia (41,4% rispetto al 56% del 2007).
Stringono la cinghia, allungando la lista delle rinunce, soprattutto al Sud e nelle Isole: rispettivamente il 37,4% ed il 36,2% dei nuclei familiari hanno subìto un lieve peggioramento delle proprie condizioni familiari.
LAVORO SOTTOPAGATO
Sono chiamati "working poors", lavoratori poveri: persone che pur avendo una occupazione professionale hanno un tenore di vita molto vicino a quello di un disoccupato, perchè il salario risulta inadeguato a vivere una vita dignitosa. La figura emergente del povero lavoratore in giacca e cravatta tocca quasi tutte le categorie professionali: dal pubblico impiego alla piccola e media impresa, dall'edilizia all'artigianato, dal dipendente al lavoratore atipico, dai pensionati ai giovani in cerca di occupazione.
È il fenomeno fotografato dal rapporto Eurispes 2008, e sintetizzato da un dato: nel nostro Paese oltre 20 milioni di lavoratori sono sottopagati, e i salari sono inferiori del 10% rispetto alla Germania, del 20% rispetto al Regno Unito e del 25% rispetto alla Francia. Prendendo in considerazione il periodo 2000-2005, mentre si è registrata una crescita media del salario a livello europeo del 18%, nel nostro Paese i lavoratori dell'industria e dei servizi (con esclusione della Pubblica amministrazione) hanno visto la propria busta paga crescere solo del 13,7%, crescita inferiore solo a Germania (11,7) e Svezia (7,7).
Nel 2004 e nel 2005 le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono state superiori solo a quelle greche ed appena inferiori a quelle dei colleghi spagnoli, mentre nel 2006 il trend negativo si è ulteriormente accentuato occupando la penultima posizione in Europa, superiore solo al Portogallo. In Italia il salario netto annuo è passato da 15.597 euro del 2004 a 16.242 euro del 2006, con una crescita del 4,1%; in Gran Bretagna i salari sono aumentati di quasi 7mila euro passando da 21.015 euro del 2004 a 28.007 del 2006. Secondo il Ministero della Solidarietà Sociale (2005), la probabilità di percepire un basso salario è più elevata per le donne, i giovani e le persone meno istruite; i giovani mostrano una probabilità circa tre volte superiore (30%) a quella degli adulti (10%) di percepire un basso salario, probabilità che decresce all'aumentare dell'istruzione: i laureati hanno infatti una probabilità tre volte inferiore (7%) rispetto a chi ha solo l'obbligo scolastico (21%).
Essere poveri significa sempre più essere giovani, con un lavoro dipendente e un titolo di studio alto, caratteristiche che pongono tali individui nella categoria dei working poor e rappresentano una fetta della popolazione che lavora per un salario che li colloca al di sotto del livello di povertà. E al Sud neppure avere un lavoro mette al riparo dalla povertà.
Solo tra le famiglie di imprenditori e liberi professionisti l'incidenza della povertà scende sotto la media nazionale (9%) mentre figurano in povertà relativa il 13,3% delle famiglie di dirigenti e impiegati, percentuale che sale al 27,5% per gli operai (il 13,8% a livello nazionale).
Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli"