ROMA, 29 gennaio 2008 - SE QUELLA DI OGGI sarà la giornata-chiave delle consultazioni al Quirinale con l’arrivo al Colle di Berlusconi e Veltroni, si incomincia ad intuire quale potrà essere domani la decisione di Napolitano.
Mentre sta divenendo sempre più marginale l’ipotesi di un mandato esplorativo affidato al presidente del Senato, assume più peso quella di un incarico vero e proprio per un governo a termine che abbia come suo principale obiettivo quello della riforma della legge elettorale.
Un incarico che potrebbe essere affidato al presidente del Senato o a Giuliano Amato, un ministro dell’Interno che non è mai completamente spiaciuto all’opposizione.
Il presidente del Consiglio incaricato, dopo un breve giro di consultazioni, potrebbe sciogliere la riserva, anche senza una maggioranza precostituita. Il suo governo, ridotto all’osso ed essenzialmente composto da tecnici, giurerebbe nelle mani del Presidente della Repubblica e si presenterebbe in Parlamento per il voto. Un po’ come fece Ciampi dopo la caduta del governo D’Alema.
A QUESTO PUNTO le strade sarebbero due. La prima: il governo non ottiene la maggioranza, anche in uno solo dei due rami del Parlamento, torna da Napolitano e vengono indette le elezioni anticipate, come vuole Berlusconi, che verrebbero gestite da Marini o Amato, togliendo di mezzo Prodi, facendo con ciò un piacere a Veltroni che non vuole affrontare le urne con il fantasma del vecchio governo a Palazzo Chigi.
La seconda: per una sorta di miracolo dovuto forse a San Gennaro, una maggioranza compare e allora il governo porta avanti il suo disegno per la modifica della legge elettorale e le elezioni scivolerebbero alla primavera del 2009.
Ovviamente questa seconda ipotesi è assolutamente improbabile. Per quanto riguarda la giornata di consultazioni di ieri — con la salita al Colle di Fini, Casini, Bossi e Giordano — va solamente rilevato che i singoli partiti non si sono spostati di un centimetro dalle posizioni ufficiali. Di elezioni ormai parlano tutti, oltre a Forza Italia, An e Lega che le chiedono a gran voce. Il Partito Democratico per dire che non le teme, l’Udc per chiedere che prima di andare al voto si ripristino le preferenze, Rifondazione Comunista per esortare la sinistra a presentarsi unita.
Di particolare interesse la posizione di Casini che ha spiegato di aver chiesto a Napolitano «di verificare fino in fondo se c’è lo spazio per un governo di armistizio tra i due poli perchè credo che il Paese abbia bisogno di un po’ di serenità e soprattutto della risoluzione di qualche problema urgente». «Certo — ha aggiunto — fino a quando la posizione di Berlusconi resta così granitica è molto difficile arrivare ad un governo di tregua».
Sul piano politico più ampio il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, chiede a tutti: «Facciamo decidere a Napolitano, sono sicuro che rispetterà le posizioni di tutti i partiti». Infine Walter Veltroni sottolinea: «Noi non abbiamo titoli per forzare, ma riteniamo che sia assurdo precipitare il Paese verso il voto anticipato».
di MARCO SASSANO
Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli"