Roma, 30 gennaio 2008 - Il presidente della Repubblica si prende 18 ore prima di decidere. Solamente a metà giornata di oggi sapremo se, nel tentativo di arrivare ad una modifica della legge elettorale, chiederà a qualcuno (Marini, Amato, le cui azioni sono però in calo dopo le rivelazioni sui «consigli» al Papa di evitare la Sapienza) di tentare di varare un governo tecnico ‘ad hoc’, oppure se si rassegnerà a sciogliere il Parlamento.
«In queste consultazioni — ha spiegato ai cronisti, al termine degli incontri serali con gli ex Capi di Stato — ho riunito 19 delegazioni politiche e il totale di 19 già dà un’idea di quanto sia complicata e difficile la situazione per effetto della forte frammentazione politica». Una pausa e continua: «Sul merito delle consultazioni ora mi prendo una pausa di riflessione. Vi farò dare comunicazione di quando prenderò la decisione e la motiverò. Desidero infatti dare una motivazione pubblica della mia decisione, quale essa sia, così come è avvenuto la volta precedente». Sta per allontanarsi dai microfoni, ma gli chiediamo: «Sta valutando la possibilità di sciogliere le Camere vista la difficoltà di trovare una maggioranza?». Ironico, risponde: «Prendo nota e faccio un riscontro sui miei appunti». Come se non fosse un dato di fatto che una maggioranza non sembra esistere più.
Nell’attesa della decisione di oggi, nei corridoi del Quirinale si analizzano con particolare attenzione le lunghe dichiarazioni rilasciate al termine del colloquio con Napolitano dal presidente emerito Francesco Cossiga che aveva detto: «Credo che ci sia l’orientamento di conferire un incarico. Si potrebbe dare un incarico esplorativo per dare un po’ a tutti il tempo di riflettere e capire». «Deve essere fatto di tutto — aveva aggiunto — per evitare che si vada alle elezioni con questa legge che ha privato i cittadini di un qualsiasi diritto di scelta. Bisogna fare il possibile per modificarla». E ha ricordato che i leaders dei due maggiori partiti «stavano cercando di trovare un accordo». «Mi auguro — aveva concluso l’ex Capo dello Stato — che l’opposizione di fronte alla formazione di un governo non farà nulla per impedire la riforma elettorale».
Nei colloqui della mattinata con i leaders politici dei due schieramenti, Berlusconi e Veltroni, il presidente della Repubblica ha potuto toccare con mano quanto le posizioni di entrambi fossero rimaste ferme su quelle più volte espresse nei giorni scorsi. Silvio Berlusconi vede come unica strada il ricorso immediato alle urne, mentre Walter Veltroni è per un governo a tempo che completi il cammino delle riforme.
Il leader di Forza Italia ha formalmente bocciato anche l’ipotesi di un mandato esplorativo: «Lo ritengo inutile perchè l’esplorazione la sta facendo molto bene il Presidente della Repubblica. Non si può lasciare il Paese in sospeso alla ricerca di un qualcosa che non si è riusciti ad ottenere in tutti questi mesi».
Opposta la posizione del segretario del Pd che ha presentato a Napolitano due ‘ipotesi di lavoro’: la prima è quella di «fissare la data delle elezioni nella primavera del 2009 e, nel frattempo, fare in modo che il Parlamento, con il concorso di tutte le forze politiche, attui le riforme istituzionali, quelle dei regolamenti parlamentari e la riforma elettorale per dare al Paese la stabilità di cui ha bisogno». La seconda è quella di «fissare una data delle elezioni più ravvicinata, tra pochi mesi, ma affrontare in questo periodo la riforma elettorale».
di Marco Sassano
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