Roma, 14 febbraio 2008 - Un invito implicito alla prudenza, sul fronte dei salari, arriva dalla Bce. Mentre in Italia, il potere d'acquisto delle retribuzioni - fermo da molti anni, nonostante la galoppata dei prezzi - è tema di discussione nella campagna elettorale, e i politici si interrogano sull'opportunità di un intervento da fare nell'immediato o dopo le elezioni, l'Eurotower paventa gli effetti sull'inflazione di una crescita salariale «più vigorosa del previsto».
Gli esperti di Francoforte sottolineano inoltre che «le pressioni al rialzo sull' inflazione che si registrano attualmente nel breve periodo non si devono propagare al medio termine» ed evidenziano che tali rischi siano legati a possibili aumenti salariali, invitando così le parti sociali a mostrare senso di responsabilità.
«I rischi - spiega l'istituto di Francoforte - sono connessi alla possibilità di una crescita salariale più vigorosa del previsto, tenuto conto dell'elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e delle condizioni tese del mercato del lavoro». Inoltre, continua la banca centrale, «il potere delle imprese nel determinare i prezzi segnatamente in segmenti di mercato a bassa concorrenza, potrebbe risultare superiore alle attese. Allo stadio attuale è dunque indispensabile che tutte le parti coinvolte mostrino senso di responsabilità e che siano evitati effetti di secondo impatto sul processo di formazione dei salari e dei prezzi connessi agli attuali tassi di inflazione».
Il Consiglio ritiene che ciò sia «di importanza fondamentale al fine di preservare la stabilità dei prezzi nel medio periodo e quindi il potere d'acquisto di tutti i cittadini dell'area dell'euro» e «segue con particolare attenzione le trattative salariali all'interno» della stessa area. Occorre, osserva ancora l'istituto di Francoforte, «evitare l'indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo».
Il richiamo della Bce non è stato gradito dai sindacati: Domenico Proietti della Uil ribatte che c'è piuttosto un altro rischio, ed è quello "di deriva tecnocratica nelle indicazioni della Banca Centrale Europea. Rischio - continua - che le istituzioni politiche europee dovrebbero evitare. C'è la necessità di attuare un controllo maggiore sulle dinamiche dei prezzi, e di indicare politiche per lo sviluppo e per una più ampia diffusione della ricchezza.
Tutte cose di cui sicuramente ha bisogno l'Italia".
Il commissario Ue ai Media Viviane Reding: "La durata delle pubblicità di 12 minuti l'ora non viene rispettata, le televendite non sono incluse in questi 12 minuti e l'autopromozione non viene considerata pubblicità. In più le sanzioni contro chi viola le norme sono deboli"