Bologna, 15 febbraio 2008 - Caro Fini, dicono che tra i due litiganti il terzo gode. Nella disputa tra Berlusconi e Casini su divorzio o separati in casa, mi sembra però che neppure lei abbia tanto da brindare. Se mi consente, la invito quindi sommessamente - se siete ancora in tempo a ricucire in zona Cesarini - a prendere il bandolo della matassa e a invitare i duellanti a una chiarificazione finale che deve concludersi, per il bene dei moderati che credono ancora nelle tre punte di una volta, con la fumata del calumet della pace, sia pure a denti stretti.
Caro Fini, faccia un gesto nel nome dell’antica amicizia con Pier: non eravate voi due i golden boys a fianco del Cavaliere? E’ mai possibile che tutto quanto era stato costruito in tanti anni di comune militanza si dissolva per colpa di ostracismi inutili, di veti e di controveti proprio nel momento in cui gli italiani chiedono ai propri politici di voltare pagina ponendo fine alle schermaglie e ai tatticismi e pensando finalmente al futuro del Paese?
L’altra sera, a Porta a Porta, quando ho chiesto a Veltroni come si rapporterà il Partito Democratico con la Cosa Bianca nel caso di rottura di Casini con il Pdl, gli occhi del candidato premier hanno brillato: sarebbe la dimostrazione, ha detto in sostanza, che sull’altro fronte non c’è più un solo grande partito, ma un polo di destra e uno di centro. Il Walter ha colpito nel segno: al di là dei sondaggi che darebbero ancora una vittoria al Pdl anche con l’uscita dell’Udc, la formazione di una nuova aggregazione al Centro metterebbe in crisi tutti quegli italiani che non hanno certo la barra orientata a destra.
E’ vero, non è più tempo della Balena Bianca. E’ vero, Casini, negli ultimi anni, ha un po’ troppo tirato la corda. E’ vero, non è giusto che si sacrifichino solo Forza Italia e An sull’altare del nuovo partito. Tutti rilievi più che legittimi a cui si può però replicare in vari modi.
Ad esempio, dobbiamo dare atto al presidente dell’Udc di essere stato determinante nella decisione di Napolitano di sciogliere le Camere: non è proprio il massimo dell’eleganza «scaricarlo» subito dopo avere raggiunto l’obiettivo grazie al suo apporto. E poi, in quanto ad intemperanze e rotture con il Cavaliere, anche lei, caro Fini, non è poi stato tanto da meno del Pier.
Ma c’è un’obiezione che fa aggio su tutte le altre: come diceva Machiavelli, il fine giustifica i mezzi. E oggi - di fronte alla necessità di dare un’immediata risposta alle tante richieste che arrivano da un Paese in mezzo al guado - non è più possibile perdere altro tempo prezioso in giochi di potere e bracci di ferro che rischiano di farci diventare come i capponi di Renzo. Gli italiani non vogliono più chiacchiere, ma fatti concreti e, per i fatti, anche Casini può dare una mano, simbolo o non simbolo. Caro Fini, come dice Veltroni, si può fare.
di Giancarlo Mazzuca
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