Roma, 3 marzo 2008 - Polemica parallela alle elezioni sulla proposta del leader di An Gianfranco Fini di far lavorare i delinquenti perché possano ripagare i danni alla collettività. A Fini risponde - sull'altro schieramento - Antonio Di Pietro.
FINI: NON LAVORI FORZATI, MA...
Non con la palla al piede o costretti ai lavori forzati, ma chi ha infranto la legge ed è stato condannato deve risarcire il suo debito con lo Stato con il lavoro. E' la proposta che il leader di An, Gianfranco Fini, lancia in un incontro a Firenze dedicato ai temi della sicurezza.
"Avanzo qui una proposta prima che Veltroni la faccia sua come tutte le altre - dice Fini -: i delinquenti spesso non hanno paura del carcere ma di essere condannati a lavorare. Si tratta di introdurre anche in Italia un ulteriore deterrente, non si tratta di lavori forzati, come qualcuno scriverà domani sui giornali, o di metterli a lavorare con la palla al piede come in Alabama. Si tratta di condannarli a lavorare tanti giorni e tante ore finché non hanno pagato il loro debito con lo Stato".
DI PIETRO: MA SE IL LAVORO NON C'E' NEPPURE PER I BRAVI RAGAZZI...
"È assurdo dire che il detenuto debba andare a lavorare per pagare il danno che ha compiuto alla società, quando neanche i giovani che non hanno commesso reato trovano lavoro. Io vorrei proprio trovare l'imprenditore che dà lavoro e paga un detenuto quando non c'è lavoro per i nostri giovani", ribatte a distanza Antonio Di Pietro, ai microfoni di Rtl 102.5.
"Dire 'falli lavorarè, come Fini, in realtà non è semplice nè scontato, perchè se uno è detenuto -chiede il leader di Idv- come fa a lavorare? Lei si immagina un detenuto che va in giro con piccone e pala a fare le strade? Alla prima curva scapperebbe all'estero, ma che ragionamenti sono questi? Per fare lavorare un detenuto in una azienda ci vogliono 10 poliziotti che lo controllano e allora quanto ci costa? Teniamo i piedi per terra perchè la campagna elettorale è una buona cosa, ma le sparate grosse -conclude Di Pietro- hanno le gambe corte".
Nelle prossime competizioni elettorali il panorama degli schieramenti è quantomai vario: oltre ai 'big' Veltroni e Berlusconi, infatti, si contano ben altri sei aspiranti: Turigliatto, Bertinotti, Casini, Mastella, Tabacci e, unica donna, Daniela Santanché