Il neocandidato del Pdl al Senato: "Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato". Poi rettifica: "Giudizio agli storici". Fini: "Dichiarazioni inopportune". Veltroni: "Intollerabile" Commenta
Roma, 10 marzo 2008 - Alla fine proprio il fascismo "mai rinnegato" potrebbe costargli caro. Giuseppe Ciarrapico, editore ciociaro amico di Giulio Andreotti, legato tanto ad ambienti missini quanto alla destra democristiana, è inciampato proprio sul Ventennio che gli ha dato, come ha confidato a 'Repubblica', "sofferenze e gioie". Parole, le sue, che hanno scosso una campagna elettorale finora tranquilla, innescando una serie di reazioni a catena che potrebbero sfociare nella scelta del Pdl di 'ripudiare' Ciarrapico.
Imbarazzato Ciarrapico non è sembrato nel corso di tutta la giornata di passione, tanto da assicurare a sera: "Non faccio nessun passo indietro". Furioso, più ancora che imbarazzato, è apparso invece Gianfranco Fini. Di prima mattina, il leader di An sussurrava ai cronisti: "Non l'abbiamo scelto noi". Più netta la posizione pomeridiana: "Se davvero è un fascista convinto, si ritiri". Negli stessi minuti le agenzie battono la precisazione dell'editore, l'intervista di 'Repubblica' "non corrisponde al mio pensiero e il giudizio sul fascismo lasciamolo agli storici".
Sembra bastare, almeno per il momento, tanto che Fini si dice "lieto" della retromarcia, soprattutto per quanto riguarda "l'infamia" delle leggi razziali. Ma non basta. Alleanza nazionale considera le parole di Ciarrapico "inaccettabili", una provocazione capace di "mettere in imbarazzo An". Continuano i contatti fra via della Scrofa e via dell'Umiltà, al telefono Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini discutono sul da farsi, An mette in campo un pressing per ottenere la sconfessione di uno dei candidati scelti personalmente dal Cavaliere.
Intanto Ciarrapico diventa il bersaglio di quasi tutto l'arco parlamentare. L'editore resta vittima innanzitutto del fuoco amico di Umberto Bossi: "E' opportuno che Ciarrapico faccia un passo indietro se non vuole danneggiare la coalizione", attacca il leader della Lega. Ma anche il candidato premier per il Pd, Walter Veltroni, mette il dito nella piaga: "La persona che ha fatto questa intervista non potrà essere nelle liste di una forza conservatrice, ma democratica, come il Pdl. Mi auguro che quella sia l'intervista di un'autocandidato, non una candidatura".
Da tutti i partiti del centrosinistra è un diluvio di dichiarazioni di condanna, dal Pdci all'Idv fino al presidente della Camera Fausto Bertinotti: "Candidare un personaggio come Ciarrapico che vanta una collocazione fascista è pesante piombo nell'ala". I Verdi chiedono a Berlusconi di "non candidare chi fa apologia del fascismo", mentre per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini la candidatura di Ciarrapico dimostra che il Pdl si presenta come "destra populista".
Ma anche nel Pdl, lato FI, non mancano le voci critiche. Fabrizio Cicchitto assicura che il Pdl "è antifascista", mentre "il resto è propaganda". Fiamma Nirestein, ebrea e candidata con Berlusconi, è ancora più esplicita: "Non sono compatibile con chi rivendica il fascismo: io sono antifascista". Infine Francesco Storace, che Ciarrapico lo conosce bene: "E' una polemica finta" che "serve al gioco delle parti tra Pd e Pdl" perché "non vedo Ciarrapico nei panni del reincarnatore del fascismo del terzo millennio". Ciarrapico, conclude Storace, è solo "un imprenditore" che resterà "deluso il giorno dopo le elezioni, quando scoprirà che l'undicesima posizione nella lista del Senato non lo avrà fatto eleggere".
LA NOTA DI CIARRAPICO
"Sono un cittadino fedele della Repubblica italiana e quindi della democrazia che la regola, spero solo che le riforme istituzionali richieste dal precedente governo Berlusconi, e bocciate dallo strumentale referendum dell'epoca di Prodi, la migliorino". Lo afferma Giuseppe Ciarrapico in una nota, tornando sulle polemiche suscitate dalla sua intervista a 'Repubblica'.
L'editore ribadisce intanto di restare al suo posto nella lista del Pdl, "candidato per il Senato nel collegio del Lazio" e sostiene di aver "largamente chiarito" la realtà del suo pensiero. "Per quanto riguarda il passato, come giustamente ha detto Gianfranco Fini - spiega Ciarrapico - è qualcosa che attiene alla memoria storica. Le leggi razziali furono una ignominia purtroppo subita, ancora una volta mi sento onorato del fatto che la mia famiglia abbia protetto negli anni bui del '44 una delle più importanti famiglie israelite in Roma: questo è ciò che conta".
Nelle prossime competizioni elettorali il panorama degli schieramenti è quantomai vario: oltre ai 'big' Veltroni e Berlusconi, infatti, si contano ben altri sei aspiranti: Turigliatto, Bertinotti, Casini, Mastella, Tabacci e, unica donna, Daniela Santanché