Santiago del Cile, 20 marzo 2008 - "Il voto non è mai inutile". Lo ha detto Giorgio Napolitano, riferendosi alla campagna elettorale in corso, prima di lasciare il Cile alla volta dell'Italia.
"Ciascuno saprà valutare- ha spiegato- «ognuno darà il suo voto secondo il suo giudizio al partito a cui è più vicino, affine, oppure più importante al fine del rinnovamento della politica».
Il Capo di Stato ha poi definito "qualunquistico" l'atteggiamento di chi definisce il parlamento "una corporazione di avidi fannulloni". È una cosa che si legge "ogni tanto", ed è una cosa che «inocula nelle menti il distacco dalla politica». Così «ci sarà chi penserà che tanto vale chiuderlo, anche se non sarà chi scrive queste cose. Bisogna reagire a questo atteggiamento, che una volta si sarebbe definito di qualunquismo, e da parte della politica ci vuole uno sforzo per lanciare un ponte di dialogo e di comunicazione».
MONTEZEMOLO
Durissimo attacco di Luca di Montezemolo, presidente uscente di Confindustria, alla classe politica italiana. "Anche in questa campagna elettorale la composizione delle liste non rappresenta un passo in avanti
in tema di miglioramento della classe dirigente e di criteri di selezione trasparenti dei suoi esponenti. Penso alle molte candidature fatte sulla base della 'categoria' di appartenenza piuttosto che sul valore individuale, o all'usuale abbuffata di portaborse molti dei quali, ne siamo purtroppo certi, troveranno posto, in caso di mancata elezione, nelle migliaia di societa' pubbliche che vengono mantenute in vita a questo scopo".
Per il leader degli industriali italiani e' questo "il sistema di porte girevoli che rappresenta l'esatto contrario del merito". E la qualita' delle liste elettorali "e' il frutto avvelenato di una legge elettorale pessima che premia la fedelta', per non dire la subalternita', al leader piuttosto che il curriculum e le competenze, e anche alla luce di tutto cio' non stupisce che questa legge non sia stata cambiata. Apriamo una stagione di nuovo patriottismo abbandonando egoismi, furbizie e particolarismi». «di una stagione coraggiosa che deve partira della costatazione, da parte di tutti, di una inconfutabile verità: siamo una società bloccata».
Uno scatto di orgoglio a cui il leader degl industriali chiama tutti; imprenditori, notai, intellettuali, professori, sindacalisti e magistrati. «Serve infatti una grande operazione verità sullo stato generale del Paese che è anche il punto dal quale dobbiamo partire», ammonisce puntando il dito contro conformismo pubblico. «Questo è diventato una cappa insopportabile. Le reticenze e le bugie che il Paese ha steso sulla sua effettiva situazione rischiano di essere smascherate in tempi molto brevi». Molto netta anche la presa di posizione sul terrorismo, nel trentennale della strage di via Fani e nel sesto anniversario dell'omicidio di Marco Biagi: "Abbiamo vissuto una stagione del terrorismo intensa con una durata come in nessun altro Paese del mondo e c'eravamo abituati a convivere con un attentato al giorno. C'è stata troppo poca attenzione alle vittime del terrorismo e troppa attenzione agli ex terroristi che non accenna in molte citta', in molte situazioni, a finire".