Brdo (Slovenia), 4 aprile 2008 - La crescita frena ma l'Europa non è a rischio recessione. È il messaggio unanime che arriva dai big europei, riuniti oggi a Brdo per i lavori dell'Ecofin informale, che hanno bollato come "troppo pessimiste" le stime del Fondo Monetario Internazionale che ha rivisto la crescita di Eurolandia per il 2008 dall'1,8 all'1'3% e per l'Italia dallo 0,6% allo 0,3%.
Critico sul giudizio dell'Fmi il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. "L'impressione generale - ha sottolineato - e questo vale per Germania, per Francia e altri paesi europei, è che sia stato eccessivamente pessimista".
Tuttavia alla domanda se si può parlare di giudizi pessimisti anche per l'Italia Draghi non risponde. A gennaio Bankitalia aveva però previsto una crescita del Pil dell'1%, nettamente superiore a quello 0,3% stimato dal Fondo.
D'altronde anche per il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker quella del Fondo è "un'osservazione della realtà europea non esatta, visto che i fondamentali restano solidi e non c'è un rischio di recessione".
Per Juncker l'economia della zona euro si è rivelata "notevolmente resistente" e nonostante il rallentamento crescerà sopra l'1,3% previsto dall'Fmi(la commissione ha previsto un +0,7% a febbraio). Bocciato dal numero uno dell'Eurogruppo anche il giudizio sull'Italia. "Anche per l'Italia - ha precisato - non sono d'accordo con le stime del Fondo monetario".
La valutazione del Fondo non convince neanche il Commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia, che non ha però voluto commentare le previsioni per i singoli paesi.
Tuttavia, anche se il Fondo ha calcato la mano, i ministri e i banchieri centrali dei Ventisette sono convinti che il rallentamento ci sarà. Per Almunia i rischi di revisione al ribasso delle stime di crescita per l'Europa sono "ora maggiori" dato il perdurare della crisi finanziaria.
E lo stesso Draghi mette in guardia: "Il Fondo Monetario ha previsto una diminuzione della domanda mondiale molto marcata e questo si ripercuote sulle stime di crescita in Europa e in Italia". E anche l'inflazione resta motivo di preoccupazione nell'Ue poichè, ha sottolineato Draghi "rimarrà alta per quest'anno a causa del prezzo del petrolio e degli alimentari" e questo "pone all'interno dei paesi problemi circa il reddito disponibile in termini reali e di redistribuzione".
Il Cavaliere nel 2006 ha dichiarato quasi cinque volte rispetto all'anno precedente: 139.245.570 euro. Seconda, a grande distanza, la Santanché, terzo Bertinotti